“Nella società della semplificazione, forse anche della banalizzazione, io credo che ci sia anche un valore sociale e culturale importante nell’insegnamento della musica classica”
(Beatrice Venezi a Radio Nizza, 6 gennaio 2024)
Concerto di inizio anno
L’anno 2024 si è aperto all’Opéra de Nice con un concerto dell’Orchestre Philarmonique de Nice sotto la direzione del Maestro Beatrice Venezi. Come ormai tutti sanno il concerto stesso ha debuttato con qualche minuto di ritardo a causa delle grida di un piccolo gruppo di attivisti politici, le opinioni dei quali non staremo a raccontare. Vogliamo invece proporvi un’intervista con la stessa Venezi, che ha avuto luogo poco dopo il concerto, dove abbiamo parlato di musica, cultura e – inevitabilmente – anche delle odiose contestazioni “ad personam”.
Ma non ci siamo limitati a questo. Chi vive di musica si esprime in musica: abbiamo pertanto chiesto al Maestro stesso di proporre e spiegare ai nostri ascoltatori un brano a sua scelta, che potrete ascoltare al termine del podcast. Siamo certi che quello selezionato da Venezi sorprenderà non poco i suoi contestatori. Buon ascolto.

L’intervista
Radio Nizza: Per prima cosa ci racconti di lei.
Beatrice Venezi: Benissimo, con grande piacere. Dunque, io comincio a studiare il pianoforte da bambina in maniera quasi casuale perché avevo una propensione per la musica, anche per la danza, per il ritmo. Comincio a studiare il pianoforte perché c’era una signora che dava lezioni di pianoforte nella mia scuola elementare.
Io non vengo da una famiglia di musicisti, comincio dunque in questo modo, quasi casuale, e mi appassiono subito, mi innamoro subito dello strumento. Dopo qualche anno, inizio a sentire l’esigenza di esprimermi attraverso un altro mezzo che non fosse solo lo strumento musicale. Sentivo che la musica era la lingua giusta, il linguaggio giusto ma comunque mi mancava ancora qualche cosa. Ho trovato questo qualcosa nella direzione d’orchestra. Poi con il tempo ho capito che oltre alla componente artistica – fondamentale e principale – c’è anche una componente relazionale. La relazione con le persone che è altrettanto importante nel lavoro di un direttore.
Mi diplomo in pianoforte e nel frattempo comincio a lavorare come maestro collaboratore sia in Italia che all’estero. Questa per me è stata una grandissima esperienza, mi ha dato l’opportunità di imparare molto anche sul repertorio operistico che forse è il core del mio lavoro, cose come respirare assieme ai cantanti, insomma tutto ciò che si impara solo attraverso quel tipo di bottega. Poi ho studiato composizione e poi direzione d’orchestra e ho completato i miei studi con il biennio di direzione d’orchestra al Conservatorio di Milano.
Un allenatore più che un comandante
RN: Quando si pensa al direttore di orchestra si pensa in automatico a un uomo, in realtà forse questo vale per tante professioni prestigiose… essere una donna rende arrivare al podio più difficile?
BV: Indubbiamente sì, c’è ancora molta misoginia in giro. Quella è storicamente una figura maschile, ma non soltanto perché è una figura di prestigio ma anche perché è una figura di controllo, di comando in qualche misura. Anche se a me piace pensare al direttore d’orchestra principalmente come, per fare un parallelo con lo sport, a un allenatore che poi scende in campo e gioca assieme alla sua squadra. Quindi ho un’idea più di team per quello che riguarda il lavoro d’orchestra.
Ci sono ancora tanti cliché da abbattere, c’è ancora una certa misoginia soprattutto quando si lavora con dei colleghi, dei musicisti, dei professori d’orchestra avanti con l’età che spesso sono uomini. Ci sono diverse barriere da abbattere.
Meritocrazia inclusiva
BV: Però alla fine l’orchestra è sempre comunque, come posso dire, meritocratica, l’organismo è meritocratico. Alla fine l’orchestra riconosce sempre il valore del professionista che ha davanti. Resta il fatto che riuscire a dimostrarlo significa aver nel frattempo scavalcato tutta una serie di barriere.
Complessità, un valore
RN: Secondo una ricerca commissionata da Billboard Nielsen, la musica classica rappresentava il 3% delle vendite di musica nel 2009, percentuale che è scesa all’1% nel 2019. Non ho dati più recenti ma è difficile pensare il trend si sia invertito. Dobbiamo rassegnarci a un’estinzione del genere? E andando sul personale, qual è la sua esperienza riguardo al rapporto giovani-musica classica?
BV: Allora io credo che non ci dobbiamo e non possiamo neanche in assoluto rinunciare a questa forma d’arte. È una forma d’arte più complessa rispetto agli altri generi musicali, ma questo è un altro cliché da abbattere. Io molte volte mi sento dire come premessa “ah io non sono un esperto”, però non devi essere un esperto per venire a teatro e poter fruire di un momento di bellezza attraverso la musica classica. Chiaramente se hai una preparazione riesci a goderti meglio quel momento perché capisci di che cosa tratta quell’opera, quando è stata composta quella sinfonia e quant’altro, ma anche se non sei preparato puoi comunque godere della bellezza di quel momento.
È una domanda che per un concerto pop o rock per esempio non si farebbe mai. “Io non vengo perché non ho mai sentito nessuna canzone di quel cantante e quindi non so come interpretarlo”. È una domanda che nessuno di noi si farebbe mai, per gli altri generi musicali.

Liberiamoci delle elite
Ma ricordiamo che la musica classica stessa è nata perché era il pop dell’epoca, lo possiamo dire tranquillamente. Quindi riavvicinare, rendere più accessibile la musica classica in parte divulgandola in maniera comprensibile e non autoreferenziale come spesso accade. Perché è vero che la divulgazione intorno alla musica classica spesso e volentieri è abbastanza elitaria e anche respingente. Forse il contrario del termine divulgazione! Quindi ritornare ad un approccio più popolare attraverso i grandi classici è a mio avviso un’operazione importante. Proprio perché questi sono stati scritti tanti anni fa, secoli fa, ma ancora oggi mantengono viva la loro potenza espressiva.
Infine, un’ultima cosa rispetto alla complessità del genere da cui sono partita. Certo, è un genere più complesso e noi siamo nella società della semplificazione, forse anche della banalizzazione. Ecco, allora io credo che ci sia anche un valore sociale importante e culturale da non dimenticare, per quello che riguarda l’insegnamento e l’approccio alla musica classica. C’è una valenza anche per ciò che riguarda l’educazione in senso lato: quella alla complessità, che oggi è un valore ed è una cosa che assolutamente dobbiamo conservare.
Ispirazione
RN: Lei ha già collaborato con artisti di fama internazionale come Placido Domingo, Andrea Boccelli e Carla Fracci, da chi trae maggiore ispirazione?
BV: Devo dire che sono state tutte delle esperienze importanti, ogni volta che collaboro con un artista, noto o meno noto che sia, c’è sempre tantissimo da imparare, si continua a migliorare. Per quello che mi riguarda ci sono dei personaggi, dei direttori d’orchestra soprattutto, che per me sono stati significativi nella mia formazione, alcuni ho avuto la fortuna di conoscerli perché erano ancora vivi, di altri ho avuto solo la possibilità di vedere qualche video. La prima persona importante sicuramente è stato il mio primo maestro, cioè Piero Bellugi, che è stato un grandissimo direttore d’orchestra, oltre che uomo straordinario, proprio come caratura umana.
Lui era allievo di Leonard Bernstein, lo stesso Bernstein per me, pur non avendo avuto opportunità di conoscerlo è un mito assoluto. Anche e soprattutto nell’ottica della comunicazione e della divulgazione, perché fu il primo che capì l’importanza del nascente mezzo televisivo per la divulgazione della musica classica. L’utilizzò tantissimo e faceva della musica classica una divulgazione che non era accademica e autoreferenziale, maera assolutamente popolare. Quindi anche sotto questo profilo per me è un punto di riferimento.
Italo Calvino
E poi Carlos Kleiber, con la sua tecnica direttoriale eccelsa e quella leggerezza nell’affrontare la musica, che è una cosa che a volte manca al mio mondo. Con leggerezza non intendo superficialità, ma al contrario quel saper, come diceva Calvino, “planare dall’alto sulle cose”.
Quale posto alla musica classica in radio?
RN: Prima di passare alle domande che riguardano anche un po’ quello che è successo qui a Nizza, voglio farle una domanda radiofonica.
Noi su Radio Nizza abbiamo cercato di mettere una programmazione leggera ma un po’ ricercata, quindi molti brani francesi classici, ma magari reintrepretati modernamente, o anche da DJ a volte , piuttosto che brani internazionali, non necessariamente francesi. Ma non c’è niente di musica classica.
E la curiosità che avevo, su cui mi piacerebbe sentire la sua opinione, è questa:
Esiste la possibilità, secondo lei, di mettere alcuni brani di classica, tipo light classic, come usano alcune stazioni americane, quella un po’ più easy listening, nell’ambito di una programmazione pop classica? Oppure la classica è meglio che stia, come di fatto ovunque nel mondo, in canali dedicati? Quindi non so se dire “ghettizzata” o semplicemente “separata”?
BV: Anche in molte televisioni succede questo. Io sarei favorevole invece a un’alternanza anche all’interno dello stesso palinsesto, senza necessità di avere un canale assolutamente dedicato. O meglio: il canale dedicato ovviamente è funzionale e utile a chi è appassionato del genere, però non ci vedrei niente di male assolutamente a rimescolare le carte.
Attitudine anglosassone
Tra l’altro è un’attitudine molto anglosassone: per le orchestre inglesi, anche le più grandi come la London Symphony, è assolutamente normale un giorno fare un concerto di musica classica con le sinfonie di Brahms e il giorno dopo un concerto jazz con i più grandi jazzisti presenti a Londra in quel momento. E il giorno dopo ancora proporre Star Wars.
È un tipo di attitudine che personalmente apprezzo moltissimo perché credo che sia quello che può alla fine aiutare anche un pubblico di non addetti ai lavori ad avvicinarsi a questo mondo. Ora, per la radio c’è anche una questione di lunghezza dei brani, perché la stragrande maggioranza dei brani di musica classica supera ampiamente i due minuti e mezzo, tre minuti di una canzone di oggi. Però credo che si possa fare una selezione.
Credo che tutti si sentano mossi nell’animo da una sinfonia di Tchaikovsky o dalle sinfonie di Cavalleria Rusticana o esaltati dalla Tregenda di Puccini. Quindi è un esperimento che si può tranquillamente fare.
Pregiudizi
RN: Passiamo a quello che è successo a Nizza, ma arriviamoci per gradi. Abbiamo letto numerosi articoli che la riguardano. Ne sono stati scritti tantissimi. Sempre da uomini, tra l’altro…
BV: Ehhh. È vero…
RN: Non abbiamo trovato una donna che abbia scritto a suo favore, una cosa triste. Comunque, l’accusa in generale è di essere, tra virgolette, neofascista o addirittura sostenitrice di Meloni, che è una cosa terribile, ovviamente. Però nessuno ha citato motivi, solo etichette, come appunto “neofascista”. Nessun fatto, nessuna argomentazione. Nessuno, come forse ha detto lei prima, va oltre l’etichetta?
BV: Ma sì, ma sicuramente queste persone giudicano attraverso pregiudizi, sono persone fondamentalmente antidemocratiche, perché la base della democrazia, il principio base della democrazia che tutti devono accettare se vogliono vivere in democrazia è l’alternanza. Una volta vince la sinistra, una volta vince la destra. E questa è la prima cosa che i famosi democratici, che in realtà sono democratici solo con chi la pensa come loro, già di per sé non accettano.
Ed è per questo che li definisco antidemocratici.
Nel mio caso specifico sono persone che hanno cercato e che cercano di censurare, di denigrare, sicuramente di manipolare e anche di mistificare. Come dicevo, giudicano attraverso dei pregiudizi e appunto discriminano sostanzialmente un artista sulla base delle sue – tra l’altro presunte – idee. Perché tutto questo nasce dal fatto che io lavoro per il governo italiano in questo momento come consigliere, quindi come ruolo tecnico. Io non ho mai preso una tessera politica in vita mia, non ho mai fatto politica.

Heroines
RN: Per concludere, visto che abbiamo parlato di educazione alla complessità, Le chiederei se vuole proporre agli ascoltatori di Radio Nizza un brano magari da lei diretto che ritiene sia interessante scoprire o riscoprire.
BV: Con vero piacere: si tratta di un brano di Ottorino Respighi, Ottorino Respighi che appartiene alla cosiddetta generazione dell’80, tutti i compositori nati attorno al 1880 e che hanno subito una certa censura perché si sono espressi, hanno raggiunto il loro apice, la loro maturità, proprio durante il periodo del ventennio. Questo è un brano da una suite (Regina di Saba) in quattro movimenti, esclusivamente sinfonica. Questa è la danza guerresca, un brano che ho inciso nel mio disco Heroines che ho registrato con l’Orchestra Haydn di Trento e Bolzano. Buon ascolto.
