Oggi per Côte à côte andiamo a visitare il Museo del Bastione di Menton, che lo stesso Jean Cocteau ristrutturò e allestì per accogliere le sue opere. L’artista passò gli ultimi 13 anni della sua vita in Costa Azzurra lasciandovi alcuni dei suoi lavori più emblematici.
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Il periodo mediterraneo di Jean Cocteau
Jean Cocteau, che aveva sempre vissuto nella regione parigina, era già stato in Costa Azzurra da giovane tra le due guerre, con visite più o meno brevi a Cap Martin, Grasse, Monte Carlo e poi Villefranche-sur-Mer. Ma solo nel 1950 si stabilisce qui per un periodo lungo. Durante le riprese del suo film Les Enfants terribles, Cocteau incontra un’ammiratrice, Francine Weisweiller, che diventa sua amica e mecenate. Su suo invito Cocteau soggiorna nella sua sontuosa villa a Cap Ferrat e qui vivrà, almeno per una parte dell’anno, fino alla sua morte, avvenuta nel 1963. Questo periodo, noto come Santo Sospir, dal nome della villa, coincide con una fase di intensa creatività che porta il poeta a sperimentare una moltitudine di nuovi mezzi.
Decorazione murale, pittura da cavalletto, arazzo, pastelli, ceramica, e vetrate. Cocteau utilizza tutti questi mezzi per esplorare il colore, in netta rottura con la dominanza del bianco e nero che aveva contraddistinto la sua opera fino ad allora.
La mitologia, la Commedia dell’arte e la Spagna
L’influenza mediterranea si fa sentire anche nei temi trattati da Cocteau. Per lui, tutte le coste bagnate da questo mare “formano una sorta di patria e i popoli che la abitano costituiscono una famiglia”. Le mitologie greco-romane sono state una delle principali fonti di ispirazione per il poeta da quando, negli anni Venti, si è proposto di riscrivere i grandi motivi della tragedia greca. Dal 1950 in poi è soprattutto in forma grafica che esplorerà questi temi, attraverso una serie di disegni, in particolare di fauni, divinità minori con corna, orecchie e piedi di capra, che incarnano l’esuberanza della natura e l’eterna giovinezza.
Altri temi eminentemente mediterranei ispirarono Cocteau, come i personaggi della Commedia dell’arte. Arlecchino, personaggio preso in prestito dall’universo pittorico di Picasso, e i famosi Innamorati, con la loro teatralità e il senso del grottesco.
La Spagna è presente attraverso un altro tema ereditato da Picasso, le scene di corrida, che Cocteau disegnò da solo o a quattro mani con il giovane pittore Raymond Moretti. I gitani incontrati durante un viaggio nella penisola iberica, che lo introdussero al mistero del flamenco, furono il soggetto di alcuni magnifici pastelli. In generale, gli anni mediterranei di Cocteau diedero vita a una produzione artistica intrisa di gioia di vivere.
Cap Ferrat
Quando nella primavera del 1950 Jean Cocteau si trasferì a Villa Santo Sospir, iniziò a creare grandi disegni sulle pareti delle stanze della villa, con il permesso entusiasta della padrona di casa. Una di queste opere monumentali, che occupa le pareti della camera da letto di Francine Weisweiller, raffigura una scena mitologica. Atteone, cacciatore e nipote di Apollo, viene trasformato in cervo per aver spiato la dea Artemide che faceva il bagno nuda. Il pittore Édouard Mac-Avoy venne a dipingere un ritratto di Cocteau nella villa e rappresentò sulla tela l’affresco accanto al suo autore.
Villefranche-sur-Mer e Menton
Cocteau conosceva bene Villefranche-sur-Mer, avendovi trascorso diversi mesi all’Hotel Welcome negli anni Venti. Così, quando nel 1952 l’amico Albert Lorent gli chiese di decorare la cappella di Saint-Pierre, situata sul porto vicino all’Hotel Welcome, Cocteau accettò e creò un altro dei capolavori della decorazione murale che testimoniano il suo talento in Costa Azzurra. Sempre a Villefranche conobbe una coppia di ceramisti, Philippe Madeline e Marie Madeline Jolly, con i quali approfondì l’arte della ceramica fino alla morte. “È a Villefranche-sur-Mer che ho finalmente trovato la mia mitologia personale”, dirà.
Sulle pareti della cappella di Saint-Pierre Jean Cocteau dipinse figure vestite con i costumi tradizionali del Mediterraneo. Poco dopo riprese lo stesso stile sulle pareti della sala dei matrimoni di Menton. Qui Jean Cocteau inventa un nuovo stile grafico serpeggiante fatto di arabeschi colorati che si arricciano come spirali o greche. Nasce lo “stile Menton”. Insieme al Bastione, la Salle des mariages, dipinta tra il 1957 e il 1958, è l’altro inestimabile dono di Cocteau a Menton.
Il Bastione, un museo-testimonianza
Ma come nasce il Museo del Bastione? Nel 1957, mentre Jean Cocteau stava terminando i lavori di decorazione della Salle des mariages nel municipio, il sindaco di Menton Francis Palmero gli fece una proposta: creare un museo delle sue opere nel bastione alla fine del molo tra il porto e il lungomare. Il poeta ne fu entusiasta! L’idea di un museo dedicato alle sue opere piaceva a Cocteau perché gli permetteva di trovare il modo di conservarle e renderle visibili. In quel momento era infatti molto preoccupato per ciò che sarebbe accaduto alla sua arte dopo la sua morte. Cocteau collaborò allora con l’architetto Henri Février per progettare il futuro museo. Nel 1960 e 1961 furono ricostruite dapprima le merlature e le torri di guardia sul tetto e in seguito fu allestito l’interno. Cocteau disegnò poi i mosaici di ciottoli per il pavimento e selezionò le opere che desiderava esporre. L’artista morì però nel 1963, lasciando il progetto incompiuto. Con l’aiuto di Édouard Dermit, suo erede universale, la città di Menton ha completato l’opera secondo le indicazioni dell’artista e il museo è inaugurato il 30 aprile 1966.
La collezione storica Jean Cocteau
“Quando vado in studio alla ricerca del più piccolo foglio scritto – scriveva Cocteau – mi imbatto in cumuli di disegni dimenticati e mi chiedo come classificare tutto questo disordine. La Cittadella di Menton mi renderà l’immenso servizio di poter esporre tutto ciò che giace accumulato a destra e a sinistra, nelle soffitte e nelle cantine”.
Nel 1958, ancora prima dell’inizio dei lavori, Cocteau sottopose al sindaco una prima selezione di 96 opere che avrebbero costituito la base della collezione del Bastione. Nel 1963, quando l’allestimento interno del futuro museo aveva già preso forma, inviò a Palmero un secondo elenco più ampio. Ma la sua morte, avvenuta il giorno successivo, bloccò il progetto. Édouard Dermit portò a termine i lavori, formalizzando la donazione alla città di Menton di una collezione di 102 opere comprendente 70 disegni, 2 dipinti, 3 litografie, 2 arazzi e 11 ceramiche.
La selezione di opere che compongono la collezione originale del Musée du Bastion offre un campione rappresentativo del periodo estremamente prolifico di 13 anni che Cocteau trascorse in Costa Azzurra.
Una collezione viva
Dopo questa data la collezione del Bastione continuò a crescere. Nel 1972 l’associazione Amis des Musées dona 17 serigrafie della serie L’Âge du Verseau, disegnate da Jean Cocteau e Raymond Moretti. Nel 1983, Irène Lagut, artista, amica di Cocteau e residente a Menton, dona al museo la sua corrispondenza con il poeta: 56 lettere scritte a mano e decorate con disegni. Dopo la morte del fotografo Jacques-Henri Lartigue, nel 1987, i suoi eredi lasciarono al museo tre dei suoi ritratti di Cocteau. Altri lasciti di Irène Lagut arricchiscono il museo di una collezione di libri, due sculture e un disegno. Il museo riceve anche una collezione fotografica di 136 pezzi e nel 1991 2 ceramiche e 2 disegni originali di Jean Cocteau. Nel 2003, dopo aver visitato il museo, Séverin Wunderman, un collezionista americano appassionato dell’opera di Cocteau, decide di depositare la sua collezione a Menton per un periodo di dodici anni. Alla fine decide di donarla alla città, un dono eccezionale che fu ufficializzato nel 2005. Delle 1809 opere donate, 990 sono firmate da Cocteau e 270 dai suoi amici artisti. La collezione Wunderman è stata unita a quella originaria del Bastione, permettendo di arricchire e completare alcune serie di opere.

Jean Cocteau e i pastelli
La collezione originaria, che ha ritrovato forma al Bastione in occasione della mostra per i 60 anni dalla morte dell’artista “Je reste avec vous”, comprende un’ampia serie di pastelli. Jean Cocteau inizia a lavorare con i pastelli secchi alla fine degli anni Quaranta. Nel 1949 utilizzò questa tecnica per creare il cartone del suo monumentale arazzo Giuditta e Oloferne. Questa pratica rappresentava una rottura con la sua abituale tecnica di disegno al tratto e avrebbe in seguito aperto le porte ad altri mezzi colorati.
All’inizio del decennio successivo si dedica alla pittura da cavalletto. Ma le sostanze chimiche contenute nei colori a olio gli causano gravi reazioni cutanee, costringendolo ad abbandonare questo mezzo. Mentre cercava altri modi per esplorare il colore, Francine Weisweiller gli regala un’enorme scatola di 680 pastelli secchi e Cocteau inizia a produrre decine di disegni. Questo periodo di eccezionale produttività raggiunge il suo apice nel 1955, quando l’artista realizza le grandi serie con temi mediterranei.
Nel 1961 prende in prestito dall’amico Picasso una nuova tecnica: i pastelli a cera. Questi assomigliano ai pastelli, ma hanno un effetto molto diverso. A differenza dei primi non si mescolano, ma lasciano trasparire il colore della carta, creando suggestivi effetti di contrasto. Cocteau li utilizza per la serie degli Innamorati.
Gli Innamorati
Questa serie di disegni, realizzata nel 1961, raffigura una coppia vestita con i costumi tipici della Costa Azzurra: Un giovane uomo con un copricapo da pescatore e una giovane ragazza con una capeline, il cappello di paglia tradizionale. La piccola chiesa sullo sfondo di alcune tavole ricorda l’abside arrotondata della cappella di Saint-Pierre.

Jean Cocteau ceramista
Nel 1953, Jean Cocteau visitò il laboratorio Madoura di Vallauris su invito di Picasso, che dal 1946 creava ceramiche con Suzanne e Georges Ramié. Sedotto dal mezzo, Cocteau vi si appassiona, prestando la sua mano all’amico per decorare una serie di piatti e realizzandone uno lui stesso. Tuttavia non proseguì l’esperimento per paura di dover rimanere all’ombra del maestro. “Per molto tempo ho considerato la ceramica come il terreno di caccia di Picasso – scrisse – dove sarebbe stato pericoloso avventurarsi”.
Ma qualche anno dopo, nel negozio accanto alla sua cappella a Villefranche-Sur-Mer, Cocteau scoprì alcune ceramiche artistiche realizzate da una coppia di ceramisti locali, Philippe Madeline e Marie Madeline Jolly. Incuriosito, fornì loro alcuni disegni, che vennero prontamente realizzati sotto forma di piatti come dimostrazione della loro abilità. Fu l’inizio di una collaborazione estremamente fruttuosa che sarebbe durata fino alla morte del poeta nel 1963. Con l’aiuto dei suoi nuovi amici Cocteau creò oltre trecento modelli – piatti, stoviglie, ciotole, ma anche vasi, gioielli e oggetti modellati.
(Foto di Antonella Fava©)






