Lisnard: con la scusa della “labellisation”, Macron viaggia verso una deriva liberticida gravissima

Di Redazione Francia24
1 Dec 2025

Sono trascorsi appena dieci giorni da un importante approfondimento sui progetti della presidente della Commissione Europea per irreggimentare l’informazione libera, e già Emmanuel Macron alza ulteriormente il tiro.

Il 28 novembre, nel corso di un incontro con i lettori della stampa regionale, il presidente francese ha rilanciato l’idea della «labellisation»: un sistema di etichette ufficiali da assegnare non ai singoli articoli, ma direttamente alle testate e alle piattaforme che pubblicano notizie.

Macron dixit

Queste le sue  parole testuali:
«Je veux tout faire pour que soit mis en place un label professionnel pour les réseaux sociaux et les sites d’information, afin de souligner qu’ils sont dignes de confiance et lutter contre la désinformation.»

Tradotto: «Voglio fare tutto il possibile affinché venga istituito un marchio professionale per i social network e i siti di informazione, in modo da segnalare chiaramente quali sono affidabili e combattere la disinformazione.»

Per rendere l’idea a un pubblico italiano, immaginate che domani compaiano, accanto al logo di ogni giornale o sito, valutazioni ufficiali ben visibili:
– La Repubblica: Altamente affidabile
– RaiNews24: Affidabilità 100%
– NicolaPorro.it: Scarsa o nulla affidabilità
– Il Tempo: Valutazione in sospeso (nuova direzione)

Una deriva liberticida

È questo il titolo con cui «Le Figaro» ha rilanciato il duro intervento di David Lisnard, sindaco di Cannes e figura di spicco della destra liberale francese, pubblicato su X il 1° dicembre 2025.

David Lisnard

Per chi ancora non lo conoscesse: David Lisnard, classe 1969, è primo cittadino di Cannes dal 2014 (Les Républicains), presidente dell’Associazione dei Sindaci di Francia dal 2021 e fondatore, nel 2025, del movimento «Nouvelle Énergie». Critico del potere centrale parigino e delle misure restrittive durante la pandemia, è oggi una delle voci più incisive contro ogni forma di controllo statale sull’informazione e si prepara a correre per l’Eliseo nel 2027.

Lisnard ha descritto la situazione con una lucidità e una durezza tali che parafrasarlo sarebbe un delitto: la cosa più onesta è lasciarvi la traduzione integrale del suo post, perché – come sempre – riportare le parole esatte resta il modo migliore di fare vera informazione.

Il post di Lisnard su X

Ecco quindi il testo completo del tweet pubblicato il 1° dicembre 2025:

Ho voluto verificare le dichiarazioni di Emmanuel Macron sulla «labellisation» delle «buone informazioni». Anche se sappiamo che parla spesso a vuoto, la sua funzione e la volontà di esistere nel crepuscolo del suo mandato ci obbligano alla massima vigilanza davanti a qualcosa che assomiglierebbe a un «ministero della verità», tratto comune di tutti i totalitarismi. 

Questo quanto detto dal Presidente Macron 

19 novembre 2025 (incontro con i lettori de La Voix du Nord) 

  • «Non è il governo o lo Stato che può dire “questo è informazione, questo non lo è”», ma «penso sia importante che ci sia una labellisation fatta da professionisti» dei media, «che possano dire “questo rispetta la deontologia” del settore». 
  • «Fare tutto il possibile perché venga creato un label». 
  • «Bisogna distinguere i network e i siti che guadagnano con la pubblicità personalizzata dai veri siti di informazione». 
  • «Creeremo meccanismi che rilevano e denunciano le ingerenze informationali» … «Viginum è un ottimo inizio, ora lo potenzieremo». 

28 novembre 2025 (incontro con i lettori della stampa regionale Ebra) 

  • «Questa settimana ho presieduto un Consiglio di difesa sulla lotta informationali in cui ho chiesto al governo di presentarmi un lavoro concreto entro la fine dell’anno». 

In sintesi: allarme rosso. Quando Macron annuncia di voler creare un label per distinguere i «buoni» siti di informazione e meccanismi per «rilevare e denunciare» i contenuti problematici, supera una linea rossa fondamentale.  Continua Lisnard 

In democrazia non si delega a un organismo (anche solo indirettamente legato all’esecutivo) il potere di certificare chi è «affidabile». SI GARANTISCE IL PLURALISMO E LA LIBERTÀ, NON LI SI CERTIFICA. 

Le vere soluzioni al problema della disinformazione sono: 

  • il pluralismo dell’informazione (quello regolarmente attaccato dal «campo del bene»), 
  • l’azione giudiziaria rapida e severa in caso di diffamazione o di intelligenza con il nemico, 
  • l’insegnamento rigoroso del pensiero critico fin dall’infanzia, 
  • l’obbligo di identificare i contenuti generati dall’IA. 

La tentazione di creare un label dei «buoni media» è una deriva liberticida gravissima. Se si trasformasse in progetto concreto, andrebbe combattuta con tutti i mezzi. 

Conclusione 

Il dibattito è aperto: per Macron è una «certificazione deontologica» utile contro le ingerenze straniere e le fake news; per Lisnard e molti altri – incluso l’autore di questo articolo – è l’antica tentazione del potere di decidere chi ha diritto di parola. In un momento in cui l’Europa discute il Digital Services Act e le piattaforme sono sotto pressione, la proposta francese di un label ufficiale rischia di diventare un precedente pericoloso per tutta l’Unione. (M.H.B. per Francia24)