Nel notiziario di Nizza24 odierno spieghiamo come la famosa discoteca High Club di Nizza abbia deciso di eliminare le bottiglie con scintille (“i fuochi di bengala”) dalle proprie feste. Ovviamente per precauzione e rispetto delle vittime del terribile incendio di Crans-Montana.
Ma c’e’ dell’altro: nelle immagini circolate dopo l’incendio la presenza di una cameriera con un casco ha attirato l’attenzione di tanti lettori. Questa pratica, nota a chi frequenta locali come discoteche e club notturni, potrebbe però essere totalmente sconosciuta a molti, tanto da far avanzare l’ipotesi che le immagini fossero state modificate per proteggere l’identità dei camerieri. Nulla di più falso. Il casco era reale, visibile, e parte integrante del modo in cui il locale metteva in scena il servizio.

Un rito per l’overselling
Per comprendere il senso di questa scelta occorre spostarsi dal piano della sicurezza a quello del simbolo. Nei club contemporanei il servizio delle bottiglie non è più un gesto funzionale, ma un rito. L’arrivo dello champagne viene trasformato in una piccola processione: luci, scintille, musica e costumi servono a sospendere per qualche istante la normalità e a segnalare che sta avvenendo qualcosa di speciale, degno di essere guardato, fotografato e imitato.
Qualcosa che puo’ essere fatto pagare oltre il valore intrinseco del bene venduto.
Il casco, volutamente incongruo, contribuisce a questa sospensione: chi serve non è più una persona qualunque, ma un personaggio.
Dai tempi dei greci
L’idea di mascherarsi per vendere ha origini molto più antiche. La maschera, nel teatro greco come nei riti religiosi, serviva a separare il mondo ordinario da quello dell’eccezione.
Durante il Carnevale, soprattutto a partire dal Rinascimento, essa consentiva di infrangere temporaneamente le regole sociali: spendere di più, ostentare, eccedere. L’anonimato simbolico giustificava comportamenti che, fuori da quel tempo e da quello spazio, sarebbero apparsi inappropriati. Il consumo, in questo contesto, diventava parte di un gioco collettivo.
Nei secoli successivi questa logica è stata assorbita dallo spettacolo commerciale. Dai caffè-chantant ai casinò, fino ai nightclub moderni, il personale è stato progressivamente trasformato in elemento scenico. Uniformi, travestimenti e accessori eccentrici non servono a proteggere, ma a raccontare una storia: qui non si compra solo una bevanda, si acquista l’illusione di far parte di un’élite, di vivere un momento fuori dall’ordinario.
A Crans-Montana quella messa in scena si è svolta in uno spazio reale, con limiti fisici ben precisi. Le immagini mostrano il cortocircuito tra rito e realtà: un oggetto che richiama l’idea di protezione inserito in una coreografia pensata esclusivamente per attirare sguardi e stimolare spesa. È il punto in cui una tradizione antica, quella del mascheramento come leva del consumo, incontra un contesto che non ammette metafore. Il fuoco, a differenza del lusso, non è un simbolo. (M.H.B. per francia24.com)
Nota: Il Presidente Macron ha annunciato nellla giornata di lunedi’ 5 gennaio che si rechera’ ai funerali dei giovani (e meno giovani) deceduti durante l’incidente.
