Siete all’ascolto di un nuovo speciale di Francia Oggi in podcast e su Centrale Milano 1575 kHz.
Sarah Knafo è un’eurodeputata francese, eletta nel 2024 nelle liste di Reconquête, il partito di Éric Zemmour di cui è stata anche consigliera durante la campagna presidenziale del 2022. Nota per le sue posizioni dure su sicurezza e immigrazione, è una delle voci più critiche verso l’attuale governo francese.
Il tweet in tre righe
Knafo accusa il primo ministro Sébastien Lecornu di non aver protetto i dati sensibili dei francesi, dopo tre violazioni informatiche in sei mesi ai danni del fisco e del catasto. Chiede conto pubblicamente di una possibile terza fuga di dati, del ritardo nella comunicazione e delle falle di sicurezza mai davvero corrette. Collega l’episodio al progetto di legge che vorrebbe imporre l’identità reale per accedere ai social network.
Il testo integrale, tradotto
Signor Primo Ministro @SebLecornu, lei diceva che avrebbe lavorato tutta l’estate. Dov’è? Il suo governo ci chiede i nostri redditi fino all’ultimo centesimo, conosce il nostro affitto, i nostri figli, i nostri conti. Non è capace di proteggere tutto questo.
A gennaio è stato saccheggiato il file bancario FICOBA. Almeno 1,2 milioni di conti esposti, consultati per settimane grazie alle credenziali di accesso di un suo funzionario.
A giugno è toccato alla Direzione generale delle Finanze pubbliche. Bercy lo ha riconosciuto solo il 13 agosto. Quasi 680.000 persone coinvolte. Il file sarebbe già in vendita su internet per qualche migliaio di euro.
Oggi viene rivendicata una terza fuga di dati. Secondo French Breaches, riguarderebbe oltre 2 milioni di proprietari: nomi, date di nascita, indirizzi, identificativi catastali, particelle catastali, patrimonio posseduto. Il pirata informatico afferma di avere ancora accesso al sistema. Precisa persino di aver interrotto lui stesso l’estrazione dei dati, trovandola troppo lenta. Non è dunque lo Stato ad averlo fermato.
Capiamo bene cosa significa questo. Un ladro dispone ormai dell’elenco dei proprietari, dei loro indirizzi, delle loro particelle e del valore dei loro beni: un catalogo ordinato per patrimonio. Un truffatore, dal canto suo, ha tutto ciò che serve per chiamare una persona anziana conoscendone il nome, la data di nascita, l’indirizzo e il dettaglio dei conti, e spacciarsi per il suo banchiere con credibilità perfetta. Lo Stato non si è limitato a perdere i nostri dati: ha armato chi li userà contro di noi.
Tre attacchi in sei mesi, sui file più sensibili che la Repubblica detiene sui francesi. A nome di tutti i contribuenti, le pongo tre domande.
La prima: questa terza fuga è confermata? I contribuenti hanno il diritto di sapere se il loro patrimonio è oggi in vendita su internet, e solo lei può confermarglielo.
La seconda: perché ci avete lasciati all’oscuro? L’intrusione risale a fine giugno. È stata resa pubblica solo a metà agosto. Per sei settimane centinaia di migliaia di famiglie ignoravano di essere esposte, mentre ogni giorno conta per proteggersi.
La terza: cosa avete corretto? Le prime due intrusioni hanno seguito la stessa strada, l’usurpazione delle credenziali di un funzionario. La stessa porta, due volte, a sei mesi di distanza. E oggi il pirata informatico afferma di avervi ancora accesso. I contribuenti finanziano un’agenzia nazionale per la cybersicurezza e un’amministrazione digitale. Pagano per uno scudo. Hanno il diritto di sapere perché continuano a subire i colpi.
Lei è a capo di una macchina che sa tutto di noi e che non sa proteggersi. Ed è lei, oggi, a voler far approvare una legge che impone a ogni francese di depositare un documento d’identità per accedere ai social network. Collegare il nome di ciascuno alle sue opinioni, alle sue letture, alle sue collere, e affidare questo schedario all’amministrazione che ha appena lasciato scappare i nostri conti bancari e il nostro patrimonio. Sarà senza di noi e contro di noi.
Sarah Knafo

Editoriale di Rachel – Quando lo Stato fa il bucato con le casse
Sarah Knafo ha alzato la voce contro un governo che, a quanto pare, ha perfezionato l’arte di perdere i dati più sensibili dei cittadini come se fossero calzini spaiati. Tre violazioni in sei mesi non sono un caso, è un curriculum di inettitudine pubblica. Eppure il premier Lecornu risponde con il silenzio di chi ha già dimenticato dove ha messo la chiave di casa.
Non è solo una questione di “oops, ci siamo”. È la stessa porta che, due volte, è stata aprita con le credenziali di un funzionario così facilmente rubabili da un ladro informatico. Se la sicurezza fosse una ricetta, la Francia sta servendo una minestra di zuppe di password scadenti, con un pizzico di ritardi comunicativi, il tutto condito da una spolverata di promesse elettorali.
E adesso, come se nulla fosse, la proposta di obbligare ogni cittadino a mostrare la carta d’identità per entrare nei social. È un po’ come chiedere al ladro di consegnare la prove della sua identità prima di rubare di nuovo. L’amministrazione che non riesce a custodire i propri registri non dovrebbe assolutamente dare il permesso di catalogare la vita privata dei francesi. Ma perché non, se hanno già le chiavi di casa di tutti?
Dunque, sì, la deputata Knafo ha ragione: lo Stato ha armato i predator e ora vuole trasformare tutti noi in numeri di serie. La grazia di chiedere conti e patrimoni per poi distribuire foschie di dati a chiunque abbia una connessione è l’ultima dimostrazione di quel talentuoso mix di incompetenza e arroganza che caratterizza il panorama politico francese. Salviamo i nostri dati, o almeno proviamo a farci ascoltare prima di farci catalogare come merci di mercato.
Koan del giorno
Monaco: Maestro, se il governo non sa chiudere le porte, perché insiste a costruirne di nuove con serrature più vistose?
Maestro: Perché così tutti possono vedere quanto è costosa la porta, senza mai accorgersi che il ladro è già dentro.
Monaco: E allora, qual è la lezione per chi si affida a una chiave che il governo ha già duplicato?
Maestro: Imparare a non fidarsi delle chiavi del castello, ma a custodire il proprio segreto nella tasca del proprio cuore, dove né hacker né legislatori possono rubarlo.
Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è FranciaOggi con Centrale Milano 1575 kHz.
