Preservativi non conformi: 40 000 unità vendute, consigliato test gravidanza urgente

Di Redazione Francia24
21 Aug 2026

Siete all’ascolto di un nuovo speciale di am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano, in podcasting e sulle onde medie.

Il problema scoperto dalle autorità

La Direzione generale della concorrenza, del consumo e della repressione delle frodi, insieme al Ministero della Salute, ha segnalato la presenza di circa una trentina di referenze di preservativi non conformi commercializzati negli ultimi mesi in Francia. I prodotti, venduti sia online sia nei punti vendita fisici, includono più di mille confezioni, equivalenti a oltre quaranta mila preservativi. La maggior parte di questi articoli proviene da distributori asiatici e non porta il marchio CE né alcuna certificazione di conformità europea, pur presentando etichette in lingua francese.

Rischi per la salute e richiami

Tra i prodotti individuati, due referenze recate con il marchio CE si sono rivelate comunque difettose: una per il rischio di scoppio durante l’uso, l’altra per la presenza di perforazioni. In totale, circa duecentosessantamila unità sono state oggetto di richiami avviati a fine maggio e all’inizio di agosto. I marchi coinvolti includono Friday Bae, Okamoto, Sagami – quest’ultimo venduto su piattaforme come Amazon – e My Lubie, distribuiti tra farmacie, grandi catene e negozi specializzati.

Le autorità al lavoro

Le autorità hanno ordinato alle piattaforme di commercio elettronico di rimuovere immediatamente le inserzioni relative a questi preservativi e di informare i venditori terzi. Diverse piattaforme hanno risposto impegnandosi a rafforzare i propri sistemi di verifica e i criteri di filtraggio per evitare la diffusione di prodotti non sicuri. Inoltre, è stato lanciato un comunicato con raccomandazioni esplicite per i consumatori che hanno acquistato o utilizzato i preservativi sospetti.

Cosa consigliare ai consumatori

Il Ministero della Salute invita chi ha fatto uso di questi preservativi a sottoporsi a un test per le infezioni trasmissibili sessualmente e, in caso di ritardo mestruale, a eseguire un test di gravidanza. È inoltre raccomandato di verificare con attenzione l’identità e l’attendibilità del venditore, la presenza del marchio CE apposto dal produttore, la disponibilità di una scheda illustrativa in lingua francese, lo stato dell’imballaggio e la data di scadenza del prodotto. In caso di dubbi, è consigliabile rivolgersi a un farmacista o a un medico per ulteriori indicazioni.

 


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Editoriale di Rachel – La superbolezza dei preservativi senza CE: il dramma di 40 000 truffe sulla biancheria intima

Vi leggo ora il mio editoriale odierno.

Ci mancava solo questa. Dopo una serie infinita di furti di dati informatici, ora eccoci al dramma dei drammi: il mercato dei preservativi in Francia che si trasforma in una roulette russa per le nostre parti più delicate. Decine di migliaia di confezioni, prive del marchio CE, prontamente vendute da “distributori asiatici” su Amazon e anche in farmacia. Certo, perché nessuno si è mai chiesto se sia lo Stato a controllare la conformità, o se sia compito nostro fare il test di gravidanza dopo aver usato un involucro di plastica sospetto.

E ora le autorità raccomandano di fare test di gravidanza e screening per malattie sessualmente trasmissibili. Davvero? È il minimo indispensabile o una nuova forma di spettacolarismo sanitario? Se i nostri preservativi possono scoppiare in un attimo, forse la priorità dovrebbe essere vietare la vendita, non solo consigliarci di correre al laboratorio dopo. Ma chi avrà il tempo di fare un test quando il prodotto è già usato? E perché la stessa DGCCRF sembra più preoccupata a punire i venditori che a garantire la sicurezza dei consumatori?

Poi c’è il clima di “più di 260 000 unità richiamate”. Una cifra che fa capire quanto sia grande il mercato dell’inefficienza burocratica: prodotti certificati con il marchio CE ma difettosi, e prodotti non certificati che riescono a infiltrarsi nei nostri scaffali. È davvero così complesso distinguere un vero preservativo da una truffa, o è solo il risultato di una normativa debole e di un controllo “a occhio”? Le autorità invitano a verificare l’identità del venditore e la presenza del marchio CE, ma voi non sentite anch’io che la risposta è come chiedere al passeggero di controllare il timone del velivolo prima del decollo?

In conclusione, ben venga un dibattito serio su chi deve davvero garantire la qualità dei prodotti di prima necessità. È colpa del consumatore, del venditore, dell’ente di certificazione o dell’intero sistema che permette a 40 000 preservativi “non conformi” di finire tra le nostre lenzuola? La risposta è più semplice di quanto pensiate: è colpa di tutti, ma soprattutto di chi guarda altrove mentre il problema avanza. E se il prossimo scandalo è il sale da cucina che non si scioglie, chi si prenderà la responsabilità?

Koan del giorno

Monaco: Maestro, perché il mercato permette a preservativi senza certificazione CE di essere venduti, rischiando gravidanze indesiderate?

Maestro: Perché le reti della fiducia sono tessute con fili invisibili; quando un nodo manca, il filo cade, ma noi continuiamo a camminare sul vuoto credendo di non sentirne il rumore.

Monaco: Allora, Maestro, se la responsabilità è condivisa, chi può realmente riparare il danno e fermare la deriva?

Maestro: Nessuno può colmare tutti i buchi da solo; solo quando tutti riconoscono di aver piantato il seme, la pianta dei preservativi crescerà forte e non spargerà frutti di paura.

Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.