A Nizza, poco lontano dal porto, c’è una grotta in cui si può viaggiare nel tempo fino a 190.000 anni fa. È la grotta del Lazzaretto, un sito preistorico che ha portato alla luce reperti che ci hanno fornito informazioni importantissime sulle fasi evolutive che hanno condotto all’uomo di Neanderthal.
L’uomo del Lazzaretto ha cessato la sua linea evolutiva 30.000 anni fa ma ha fatto in tempo a incrociarsi con l’Homo Sapiens, ne portiamo quindi in parte ancora i geni.
Ascolta il podcast!

La grotta del Lazzaretto
Situata nei pressi del porto di Nizza, la grotta del Lazzaretto è classificata come monumento storico dal 1963 e ci ha apportato importanti conoscenze relative al patrimonio culturale, biologico e comportamentale dell’uomo primitivo.
Gli scavi condotti per più di un secolo in questo sito preistorico di fama mondiale hanno dimostrato che le prime popolazioni umane possedevano importanti attitudini cognitive, insospettate fino a pochi decenni fa. Grazie a un’elaborata strategia di sussistenza, a un insieme di utensili in pietra e a complesse tecniche di taglio, l’uomo del Lazzaretto era in grado di trarre dall’ambiente tutto il necessario per la sopravvivenza del gruppo.
La scoperta del sito
Fu il dottor Frédéric Alexandre Le Fèvre, proprietario del terreno, a scoprire la Grotta del Lazzaretto, quando decise di scavarvi un pozzo. Resosi conto dell’interesse preistorico delle sue scoperte, le segnalò al paleontologo Emile Rivière che pubblicò una prima nota scientifica nel 1882.
Nel corso del XX secolo diverse campagne di scavo metodiche hanno mostrato che gli uomini preistorici hanno occupato più volte le grotta durante l’era glaciale tra circa 190.000 e 120.000 anni fa.
L’occupazione della grotta del Lazzaretto
Essi non hanno occupato la grotta in modo continuativo. A causa della loro vita nomade vivevano in habitat temporanei in base alle stagioni e alle migrazioni delle specie animali ed utilizzavano le grotte e i rifugi rocciosi per proteggersi. Nel caso della grotta del Lazzaretto ad oggi si sono identificati 29 livelli di occupazione umana, che rappresentano uno spessore di circa 2,5-3 m di sedimenti. Alcune occupazioni umane sono state di breve durata (pochi giorni o settimane), altre più lunghe (una stagione o più). Ad oggi nel riempimento della grotta del Lazzaretto sono stati identificati 28 resti umani, il che sottolinea l’importanza del sito.

Gli scavi archeologici
Per più di un secolo gli scavi nella grotta hanno portato alla luce centinaia di migliaia di oggetti archeologici. Essi ci permettono di comprendere le società preistoriche in un momento cruciale, quando cioè le popolazioni dell’Europa occidentale stavano completando il lento processo di evoluzione verso l’uomo di Neanderthal e stavano raggiungendo una nuova padronanza degli strumenti. Gli uomini del Lazzaretto sviluppano una strategia di sussistenza basata sulla caccia specializzata e mirata al cervo. Vivono in steppe erbose e zone boscose, in cui abbonda una fauna molto varia, tra cui cervi, stambecchi, caprioli, uri, bisonti, elefanti, leoni delle caverne, orsi e lupi.
L’eredità dell’Uomo del Lazzaretto
L’Uomo del Lazzaretto appartiene a un’umanità ancora molteplice. Infatti, mentre l’uomo di Neanderthal emergeva lentamente in Europa, nello stesso periodo in Africa si sviluppavano le forme più antiche della nostra specie, l’Homo sapiens, di cui oggi siamo i discendenti. Ma più di 50.000 anni fa, forse nel Vicino Oriente, l’uomo di Neanderthal e l’uomo moderno si sono potuti incontrare e incrociare. Il risultato di questo scambio, probabilmente fugace, è che una parte molto ampia dell’umanità moderna porta ancora il DNA trasmesso dall’Uomo di Neanderthal. Anche se il suo un lignaggio evolutivo è scomparso dal pianeta quasi 30.000 anni fa, una piccola quantità di DNA dell’uomo del Lazzaretto rimane in noi e continua a essere trasmessa di generazione in generazione.
Gli altri siti preistorici della Costa Azzurra
La necessità di percorrere un centinaio di metri per raggiungerne l’ingresso della grotta ha suggerito la creazione di un percorso che fornisca al visitatore nozioni chiave sulla preistoria. I primi pannelli evocano le principali tappe dell’evoluzione umana, poi due pannelli sono dedicati ai principali siti che precedono cronologicamente il Lazzaretto nelle Alpi Marittime: il Vallonnet e la Terra Amata.
Nella grotta di Vallonnet a Roquebrune-Cap-Martin sono state trovate le tracce più antiche dell’attività umana della regione. Si tratta di resti di fauna di grandi mammiferi e alcuni utensili (ciottoli e schegge) risalenti a 980.000 anni fa.
Nei giacimenti di Terra Amata invece nel 1966 sono stati scoperti alcuni dei più antichi focolari conosciuti in Europa, risalenti a circa 400.000 anni fa. Sono molti gli utensili in pietra rinvenuti nel sito.

La visita della grotta
Grazie a una nuova passerella, che può ospitare 19 persone, siamo nel cuore della grotta preistorica e possiamo ammirare il sito nella sua interezza. Un percorso “sonoro e luminoso” mette in evidenza le aree scavate e la storia geologica della grotta attraverso l’illuminazione degli elementi più significativi e la proiezione di oggetti archeologici sulle pareti. Infine, al termine della visita, un’animazione video in 3D della durata di 8 minuti viene proiettata sulle pareti del fondo della grotta. Si può assistere allo spettacolo ogni 30 minuti. Quattro videoproiettori laser permettono ai visitatori di comprendere la storia geologica della grotta e di immergersi nella vita quotidiana degli uomini preistorici che l’hanno occupata da 190.000 a 120.000 anni fa.
(Foto di Antonella Fava©)
