Francia24 ed straordinaria: Iran, gli ayatollah si preparano alla fuga? La rivoluzione che i media non raccontano

Di Redazione Francia24
9 Jan 2026

Gli ayatollah si preparano alla fuga: il ministro degli Esteri sarebbe già fuggito in Libano, sono in corso voli cargo per trasferire beni e familiari all’estero, e l’ayatollah Khamenei avrebbe pianificato da tempo un piano di emergenza per rifugiarsi in Russia con i suoi collaboratori più stretti.

La nuova rivoluzione

È in corso una rivoluzione di portata storica, che per motivi a noi incomprensibili i media non stanno raccontando. Rivoluzione che potrebbe portare alla caduta del regime degli ayatollah in Iran.

Ne parliamo qui un po’ perché riteniamo di dover colmare un vuoto, un po’ perché – come alcuni lettori ricorderanno – l‘ayatollah Ruhollah Khomeini era stato in esilio proprio in Francia nel 1978. Nazione dalla quale – non essendo soggetto a censure – ha potuto organizzare la rivoluzione prima di essere riportato in patria da un elegante volo Air France.

Donne e studenti torturati

Come scrive Loredana Biffo su Atlantico “La narrazione dei media interni e di quelli internazionali, tende a far passare il messaggio che le rivolte sono dovute unicamente ai problemi economici. Ma quello che sta avvenendo è molto più complesso.

Il fatto che il regime reprima in primis il movimento studentesco e le donne, che ormai da anni sono le protagoniste coraggiose delle proteste, oltre che le più colpite da arresti, torture e uccisioni, indica che tutto quello che sta succedendo in questi giorni non è dovuto semplicemente a problemi “economici”, di cui certamente il Paese soffre; ma che il vero motivo è la volontà del popolo di rovesciare un regime islamico che imperversa da oltre 40 anni.”

In merito il 9 settembre Mariano Giustino ha rilasciato questa corrispondenza a Radio Radicale, che vogliamo riportare per intero:

Intervento di Mariano Giustino a Radio Radicale

è una rivoluzione, ormai non si tratta più di proteste. I manifestanti vogliono la fine della Repubblica islamica iraniana, che segnerebbe una rivoluzione epocale per tutto il Medio Oriente, paragonabile alla Rivoluzione francese per l’Occidente.

Riteniamo si determinerebbe come l’evento epocale di portata storica più importante e sconvolgente dal 1945 ad oggi.

Oltre 1 milione di persone si sono radunate questa notte a Teheran. Il regime ha chiuso Internet in gran parte del paese. Pensate che la seconda città più grande dell’Iran, città molto conservatrice, Mashhad, con 4 milioni di abitanti, è sotto il controllo dei manifestanti.

Le forze del regime si stanno ritirando. Si manifesta anche nel Khuzestan iraniano con scioperi e cortei. La protesta è diventata ora dopo ora la più grande mobilitazione popolare contro la Repubblica islamica dal 1979. Decine di città sono già state liberate, liberata anche la città di Ahvaz, capoluogo della provincia del Khuzestan, dove l’Iran possiede numerosi giacimenti petroliferi e raffinerie.

I giovani stanno via via abbattendo tutti i simboli del regime, dalle statue di Qasem Soleimani, l’ex comandante delle forze Quds delle Guardie Rivoluzionarie, ucciso da un drone del Pentagono il 3 gennaio 2020, alle effigi di Khomeini e di Khamenei.

A Teheran, ieri sera, stati dati alle fiamme edifici del regime, statue, gigantografie con le immagini di Soleimani, soprannominato dai manifestanti “cotoletta”, e tutto questo è avvenuto tra scrosci di applausi. Rimosse e bruciate le bandiere della Repubblica islamica e sostituite con la bandiera del nazionalismo persiano del leone con la spada sullo sfondo di un sole sorgente. Mashhad, come dicevamo, è finita nelle mani degli insorti.

Si grida “Mashhad è liberata, morte a Khamenei, questa non è l’ultima battaglia”, evviva il principe Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià e visto da una buona parte dei manifestanti come una figura di unità nazionale e di transizione.

Reza Pahlavi

Milioni di iraniani hanno risposto ieri all’ultimo appello del principe Reza Pahlavi a scendere in piazza in tutto il paese. In alcune zone le linee telefoniche, oltre che Internet, sono state interrotte.

Sulla Repubblica islamica incombe la minaccia di Trump: “Se la Repubblica islamica uccide manifestanti”, ha ribadito ieri Trump, “sarà colpita duramente”.

“Trump fai presto”, si grida per le vie delle città iraniane.

I manifestanti non vengono più arrestati, vengono direttamente fucilati per le strade, come accaduto a Kerman, nella provincia di Bushehr, nell’Iran meridionale. Si registrano centinaia di rapimenti, torture indicibili ed impiccagioni.

Fonte: (C) Le Monde

“Trump, ti stiamo aspettando, vieni a liberarci”,

. “Trump, ti stiamo aspettando, vieni a liberarci”, scrivono sui muri i manifestanti. “Viva l’Iran libero!”. I manifestanti chiedono un’azione che fermi le uccisioni, cacci via gli ayatollah dal paese e che la macchina repressiva si fermi. Un video particolarmente diffuso, diventato una delle tantissime immagini sconvolgenti della straordinaria resistenza della popolazione iraniana, delle donne e degli uomini che stanno dando vita alla rivoluzione per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, mostra una donna con una vistosa ferita alla bocca che grida: “E io non ho paura della morte. Sono morta da 47 anni, da 47 anni l’Iran è occupato dalla Repubblica islamica”.

Dopo la rivoluzione khomeinista, secondo fonti libanesi, Hossein Amir-Abdollahian, il ministro degli Esteri della Repubblica, sarebbe già fuggito in Libano con la moglie e i figli. La sua famiglia si troverebbe in una casa preparata già da diversi giorni. Gli ayatollah si preparano alla fuga. In queste ore starebbero organizzando un piano di emergenza.

Sono in allestimento diversi voli cargo per spostare beni personali e familiari. In queste ore funzionari iraniani stanno richiedendo i visti per spostare le loro famiglie all’estero.

E intanto il principe in esilio Reza Pahlavi sarà a Mar-a-Lago martedì 13 gennaio per incontrare Trump. L’ora della Repubblica islamica sembra che stia per scoccare. Il regime degli ayatollah sembra essere giunto ormai all’ultima fermata e sta arrivando al capolinea.

Gli Stati Uniti e Israele controllano già gran parte dei cieli iraniani e in questi ultimi giorni abbiamo assistito al trasferimento di forze e mezzi aerei al confine tra Iraq e Iran, probabilmente per tenere sotto minaccia il regime, mentre un oceano di manifestanti – si parla, come dicevamo, di diversi milioni – stanno invadendo centinaia di città iraniane, anche quelle tra le più importanti, e stanno prendendo il controllo di queste città.

Quello statunitense potrebbe in queste ore diventare uno scudo militare sui cieli iraniani a protezione della popolazione. È molto credibile che sia la stessa popolazione a liberarsi della Repubblica islamica.

Khamenei verso la Russia?

L’ayatollah Khamenei, secondo l’intelligence, ha da tempo progettato un piano di emergenza per lasciare l’Iran e per trasferirsi in Russia. Porterebbe con sé i familiari e i suoi stretti collaboratori, tra cui suo figlio. La Guida Suprema ha un tratto che ha contribuito a plasmare il suo piano di uscita: da un lato è profondamente ideologico, dall’altro è pragmatico nei suoi calcoli, accettando compromessi tattici per un obiettivo più ampio a lungo termine. Si considera il leader degli sciiti del mondo e giustifica con questa prospettiva il suo investimento nell’asse della resistenza


Chiusura.

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