Oggi per Côte à côte andiamo a spasso attraverso una delle leggende che, anche se poco conosciuta, è in realtà una delle più diffuse di tutta la Provenza. Parliamo del mito della Chèvre d’Or, la capra d’oro.
Il termine Cabro o Cabre d’Or in occitano provenzale si riferisce a una creatura dal vello, dalle corna e dagli zoccoli d’oro. È una leggenda che vale la pena riscoprire. Si dice infatti che sia la custode di un tesoro ed è stata anche l’eroina di numerosi scrittori provenzali.
La sua leggenda è legata all’occupazione della Provenza da parte dei Saraceni nell’Alto Medioevo. Si narra infatti che i Mori avessero nascosto il loro tesoro nelle grotte della Val-d’Enfer, vicino al villaggio di Baux-de-Provence, dove solo una capra poteva raggiungerlo.
La misteriosa capra d’oro è oggetto di diverse leggende provenzali, ma è generalmente associata alla presenza dei Saraceni nella regione e in particolare al tesoro nascosto nelle Alpilles da Abd al-Rahman. Questo generale omayyade guidò i soldati musulmani contro le armate di Carlo Martello nella famosa e decisiva battaglia di Poitiers del 732. Il mitico animale è stato anche fonte di ispirazione per autori provenzali come il poeta Frédéric Mistral, lo scrittore Alphonse Daudet e il romanziere Paul Arène.
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I Mori in Provenza
Per comprendere le origini del mito della Capra d’Oro, è importante immergersi nella storia della Provenza. Tra il 730 e il 973 si verificarono qui numerose incursioni saracene. I Mori arrivarono dalla Spagna e si stabilirono in diverse roccaforti, tra cui Saint-Tropez. Compivano incursioni nei dintorni che permisero ai capi tribù di arricchirsi.
Diventato re di Provenza grazie al matrimonio, Corrado III riuscì a riunire i suoi vassalli per cacciare i Saraceni dal regno. La leggenda racconta che allora Abd al-Rahman ebbe l’idea di nascondere il suo tesoro in un luogo segreto. Così legò le monete d’oro, i gioielli e le gemme in una pelle di capra e partì a nasconderli nelle grotte della Val-d’Enfer, nelle Alpilles.
Una volta lì una capra lo condusse al cospetto di una donna orribile, la Taven. La strega lo sfidò a combattere contro un mostro in cambio di una stanza in cui avrebbe potuto nascondere il suo tesoro. Il moro accettò la proposta della donna, ma il confronto tra il giovane e la bestia, che durò 2 giorni e 2 notti, si concluse con la morte di entrambi. Poco dopo, uno dei servitori di Abd al-Rahman che aspettava fuori dalla grotta vide apparire un’altra capra, il Cabro d’or. Con il suo corpo dorato il mostro scintillava alla luce del sole. Terrorizzato da quell’apparizione si diede alla fuga e la misteriosa capra d’oro divenne l’unica custode del tesoro lasciato dal signore della guerra musulmano. Si dice che da quel tragico evento, la capra dal vello d’oro appaia talvolta di notte, portando fuori strada, tra le rocce, i cercatori di ricchezze.
Una fonte di ispirazione
Il famoso scrittore provenzale Frédéric Mistral si ispirò a questa leggenda per scrivere uno dei capitoli della sua opera Mirèio. Mireille, in francese è scritta in versi e in occitano provenzale. Per questo poema epico in dodici canti gli fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura nel 1904.
Anche il prolifico Paul Arène si è ispirato alla storia della capra d’oro per scrivere il romanzo La Chèvre d’Or, pubblicato nel 1889. In quest’opera rivisita la leggenda del mitico ruminante per raccontare una favola in cui si intrecciano nobili e saraceni, abitanti del villaggio e una capra che custodisce un segreto.
Alphonse Daudet, da parte sua, la associa alla fata Estérelle nel Var, precisamente nell’Estérel, da cui prende il nome. Per alcuni, questa fata locale ha il potere di rendere fertili le donne, per altri si tratta di una Masco, una strega, in provenzale. Nel suo racconto Les étoiles, récit d’un berger provençal, l’autore evoca sia la fata che la capra.
La Tour de la Chèvre d’Or a Biot
La leggenda della Chèvre d’or ha lasciato numerose tracce anche nel territorio. In quello della nostra regione ne troviamo il ricordo nella Tour de la Chèvre d’Or di Biot, a Roquefort-les-Pins e allo Château de la Chèvre d’Or a Èze.
La Tour de la Chèvre d’Or sorge sull’antico Chemin de Clausonnes che collegava Biot a Vallauris. Classificata come Monumento Storico nel 1943, la torre è un edificio risalente al periodo gallo-romano, il cui uso rimane tuttora sconosciuto. Costruita in piccole pietre regolari nello stile del periodo augusteo, è una torre rettangolare di 5,80 metri di larghezza per 2,35 metri di spessore e 10 metri di altezza. Studi risalenti all’inizio del XX secolo indicano che il monumento originario poteva essere molto più alto.
L’edificio ha subito le ingiurie del tempo e la mancanza di manutenzione. Attualmente è ricoperto dalla vegetazione ed è in avanzato stato di degrado. Al fine di preservare questo antico patrimonio, la città di Biot vorrebbe restaurare la torre e i suoi dintorni. Lo scopo è di conservare le rovine del monumento romano, mostrarle al meglio e facilitare l’accesso del pubblico al sito, attualmente difficile da individuare.
La posizione del monumento lungo la strada romana e il ritrovamento di resti di urne e sepolture gallo-romane nelle vicinanze fanno pensare a un mausoleo, una tomba o un trofeo. Una piccola cavità è stata scavata all’interno dell’edificio dopo la sua costruzione. Il mito provenzale della leggendaria Chèvre d’Or ha suggerito che la buca sia stata scavata per cercare il tesoro della capra dal manto d’oro.
Roquefort-les-Pins e Èze
Ma tracce della capra d’oro si trovano anche a Roquefort-les-Pins, nell’entroterra di Villeneuve-Loubet intorno alla Boucle de la Grotte de la Chèvre d’Or, un’escursione abbastanza facile.
Sulle alture di Èze poi troviamo lo Château de la Chèvre d’Or, ormai inserito nella guida gastronomica Michelin. Il pittoresco villaggio aveva attirato negli anni 30 il virtuoso del violino Zlatko Balokovic e la leggenda narra che, mentre passeggiava per le strade, fu guidato da una capra dal vello d’oro verso un edificio di cui si innamorò immediatamente. Nel corso degli anni, lo acquistò e lo restaurò facendolo diventare lo Château de la Chèvre d’Or.
Un’altra versione della storia, raccontata dagli anziani del villaggio, narra che la prima proprietaria della casa allevasse capre e nascondesse i proventi del latte dietro le pietre di un muro. Anni dopo, la ristrutturazione dei locali coincise con la scoperta di un tesoro accumulato negli anni.
Da Vallauris ad Arles, passando per Trigance, Lançon de Provence ed Éguilles, la capra d’oro continua a infestare le terre di Provenza con le sue storie di tesori nascosti. Creatura mitica per eccellenza, oggetto di fantasia e fonte di ispirazione, la sua storia leggendaria si estende anche oltre i confini della regione e persino oltre la Francia. Tracce della Cabre d’Or sono state trovate nel Gard, nelle Ardenne belghe e sulla Costa Brava in Spagna.




