La Corona dell’Imperatrice Eugénie Ritrovata Schiacciata ma Quasi Intatta: Il Louvre Annuncia Restauro Completo e Comitato di Esperti (Comunicato ufficiale)

Di Redazione Francia24
5 Feb 2026

Traduzione del comunicato ufficiale pubblicato in data 4 febbraio 2026

Ritrovata ai piedi della Galleria di Apollo, la corona di testa alta dell’imperatrice Eugénie è sfuggita al furto brutale avvenuto al museo del Louvre il 19 ottobre 2025. Un elemento di palmetta è stato anch’esso ritrovato non lontano dalla vetrina che ospitava la corona nella Galleria di Apollo.

Se la corona ha subito uno schiacciamento e ne è risultata molto sensibilmente deformata, ha conservato la sua quasi-integrità, permettendo una restaurazione completa.

IL PRIMO CONSTATAZIONE DI STATO DEL 20 OTTOBRE 2025

Conservata dalla polizia giudiziaria ai fini dell’inchiesta, la corona è stata riconsegnata al dipartimento degli Oggetti d’arte il 20 ottobre 2025. È stato allora redatto un primo constatato di stato dal dipartimento degli Oggetti d’arte, nella persona del suo direttore, Olivier Gabet, e della sua direttrice-adgiunta, Anne Dion, quest’ultima responsabile di questa parte delle collezioni.

Sono stati rilevati diversi punti:

  • La corona, la cui montatura è flessibile e di peso leggero, ha subito una deformazione, probabilmente dovuta innanzitutto alla costrizione subita durante l’estrazione dalla vetrina attraverso la fessura relativamente stretta creata dalla smerigliatrice. Questa costrizione ha provocato la separazione degli archi della corona, uno dei quali è già andato perduto nella galleria. In un secondo momento, un urto violento ha quasi certamente causato lo schiacciamento della corona.
  • La corona presentava originariamente otto palmette di diamanti ed smeraldi, alternate a otto aquile d’oro. Oggi manca solo una di queste ultime. Le palmette sono tutte presenti, quattro delle quali separate dalla montatura e in parte deformate.
  • Il globo di diamanti ed smeraldi è intatto e sempre solidale con l’armatura della corona, senza elementi mancanti.
  • Composta originariamente da 56 smeraldi, la corona li conserva tutti, e sui 1.354 diamanti, solo una decina di dimensioni molto piccole che ornavano il perimetro della base sono mancanti, mentre nove sono separati ma sono stati conservati.

Se la forma della corona è stata alterata, gli elementi che la compongono sono quasi tutti ancora presenti. Le manca solo uno dei suoi elementi decorativi. La sua completa restaurazione sarà quindi possibile senza ricorso alla ricostituzione o alla restituzione. Si tratterà di una rimessa in forma della sua armatura.

LA RESTAURO DELLA CORONA DELL’IMPERATRICE EUGÉNIE ACCOMPAGNATO DALLA COSTITUZIONE DI UN COMITATO CONSULTIVO DI ESPERTI

Come ogni opera conservata nelle collezioni nazionali francesi, il restauro della corona sarà affidato a un restauratore accreditato, a seguito di una gara d’appalto, al fine di rispettare il Codice del Patrimonio, la legge sui musei e il codice degli appalti pubblici. In questo quadro saranno redatti constati di stato più dettagliati e tecnici.

Dato il carattere al tempo stesso simbolico ma anche inedito di un tale restauro, e la straordinaria specificità dell’oggetto da restaurare, la missione del restauratore o della restauratrice selezionato/a sarà accompagnata dalla costituzione di un comitato consultivo di esperti che potranno nutrire con i loro consigli le scelte di restauro e la metodologia proposta, in modo libero.

Presieduto da Laurence des Cars, presidente-direttrice del museo del Louvre, sarà composto dalle seguenti sei personalità:

  • Signora Anne Dion, adjunta al direttore del dipartimento degli Oggetti d’arte del museo del Louvre,
  • Signora Michèle Heuzé, storica del gioiello e della gioielleria,
  • Signora Anaïs Alchus, conservatrice responsabile delle arti decorative del Secondo Impero al museo d’Orsay,
  • Signor François Farges, mineralogista e professore al Museo nazionale di Storia naturale,
  • Signor Emmanuel Plé, responsabile dell’atelier metalli storici, filiera arti decorative al C2RMF,
  • e Signor Olivier Gabet, direttore del dipartimento degli Oggetti d’arte del museo del Louvre.

A questi cinque membri saranno invitati uno o una rappresentante delle cinque case storiche della gioielleria francese, la cui storia antica spesso si intreccia con quella dei diamanti della Corona: le case Mellerio, Chaumet, Cartier, Boucheron e Van Cleef & Arpels, in particolare tra i loro capi-atelier e artigiani.

Fin dall’annuncio del furto del 19 ottobre 2025 e del recupero della corona dell’imperatrice Eugénie, ciascuna di queste case di gioielleria si è manifestata per esprimere il desiderio di sostenere il restauro di quest’opera emblematica. Il museo desidera ringraziare queste cinque case d’eccezione per il loro sostegno al restauro e per l’apporto della loro expertise professionale.

STORIA DELLA CORONA DI TESTA ALTA DELL’IMPERATRICE EUGÉNIE

In vista dell’Esposizione universale del 1855, la corona di testa alta dell’imperatrice Eugénie fu commissionata da Napoleone III al gioielliere ufficiale dell’Imperatore, Alexandre Gabriel Lemonnier, incaricato di eseguire due corone, una per l’Imperatore e l’altra per l’Imperatrice. Per questa prestigiosa commissione si circondò di diversi collaboratori. Lo scultore Gilbert (1816-1891) fu sollecitato, probabilmente per la modellazione del modello delle aquile dalle lunghe ali che costituiscono gli archi della corona, in alternanza con palmette di diamanti. Il gioielliere Pierre Maheu (1807-1866) fu assunto da Lemonnier come capo-atelier per l’occasione. Per la realizzazione di questa corona, l’ispettore dei Diamanti della Corona, Devin, decise la scelta delle pietre e il loro posizionamento. Così all’esposizione del 1855 la corona dell’Imperatrice fu giudicata dai commentatori «più leggera e più civettuola» di quella dell’Imperatore, pur conservando un carattere sufficientemente solenne (Arnoux, 1856).

Dopo la caduta dell’Impero, intervenne la liquidazione della Lista civile. Erano dovute compensazioni all’imperatore che aveva contribuito all’incremento della collezione dei Diamanti della Corona a spese della Lista civile; è per questo che, dopo la sua morte, la corona fu infine restituita a Eugénie nel 1875. Questa restituzione salvò la corona dalla distruzione, sorte riservata invece alla corona dell’Imperatore nel 1887 durante la vendita dei Diamanti della Corona ordinata dalla III Repubblica.

Legata dalla sovrana alla principessa Marie Clothilde Napoléon, contessa di Witt, nel 1920, fu acquisita dal museo del Louvre nel 1988. Se non servì per un’incoronazione e forse non fu nemmeno indossata, l’imperatrice Eugénie non essendo mai stata incoronata, la corona dell’imperatrice Eugénie è, insieme alla corona di Luigi XV (per la quale i diamanti della corona che l’ornavano furono sostituiti subito dopo l’incoronazione con repliche) e alla corona detta di Carlo Magno, realizzata nel 1804 per l’Incoronazione di Napoleone I, l’unica corona di una sovrana conservata in Francia.

Editoriale di Rachel – Schiacciata ma quasi intatta: la corona di Eugénie e la burocrazia che risorge dalle macerie

Eccoci di nuovo nel teatro del Louvre, dove anche i gioielli imperiali finiscono per fare i capricci da sopravvissuti. Rubata con la smerigliatrice il 19 ottobre 2025, scaraventata fuori da una fessura che non era fatta per lei, schiacciata da un urto violento, abbandonata ai piedi della Galleria di Apollo come un pacco regalo malconcio… e poi ritrovata. Quasi intatta, dicono. 56 smeraldi al loro posto, il globo centrale illeso, solo un’aquila d’oro e una decina di diamantini microscopici in fuga. “Quasi-integrità”, la chiamano loro. Io la chiamo fortuna sfacciata, o forse la corona aveva deciso che non valeva la pena farsi portare via da quattro dilettanti.

Ora arriva il bello: non basta raccoglierla e rimetterla in vetrina. No, qui si apre il grande rito francese del restauro pubblico. Gara d’appalto per il restauratore (codice dei mercati pubblici, prego), comitato consultivo presieduto da Laurence des Cars con sei esperti di lusso – storici, mineralogisti, conservatori, responsabili di atelier – più un rappresentante per ciascuna delle cinque grandi case di gioielleria (Chaumet, Cartier, Boucheron, Mellerio, Van Cleef & Arpels) che si sono precipitate a offrire aiuto fin dal giorno dopo il furto. Cinque case storiche che si contendono l’onore di rimettere in forma una corona che Napoleone III fece fare per l’Esposizione universale del 1855, e che Eugénie si tenne stretta fino a salvarla dalla ghigliottina repubblicana dei diamanti nel 1887.

È commovente, in fondo. La corona non è stata incoronata, forse non è mai stata indossata, eppure sopravvive. Sopravvive allo schiacciamento, alla Repubblica, al furto, e ora alla burocrazia del patrimonio. Mentre gli altri sette pezzi da 88 milioni sono ancora chissà dove – forse in qualche caveau di riciclaggio – questa qui torna a splendere, rimessa in forma, senza ricostituzioni né restituzioni. Solo una rimessa in forma dell’armatura. Elegante, no?

Ma la vera domanda resta: se una corona imperiale può essere schiacciata, abbandonata e poi salvata da un comitato di esperti e da gioiellieri miliardari, quanto è fragile in realtà il nostro “patrimonio”? O forse è proprio questa la sua forza: essere quasi distrutta e tornare più francese che mai.

koan rachel

Koan del giorno

Un monaco chiese a Linji: «Se una corona imperiale viene schiacciata dai ladri e abbandonata, conserva ancora la sua maestà?»

Linji rispose: «La maestà non era nella forma, ma nel fatto che è stata voluta da un imperatore.»

Il monaco insistette: «Allora dopo il restauro, con l’armatura rimessa in forma e l’aquila rifatta, sarà di nuovo la stessa corona?»

E Linji : «Sarà la corona che il comitato desidera vedere. Ma quella schiacciata era già completa: aveva perso solo ciò che non le serviva più.»

Un altro monaco chiese a Linji: «Perché le grandi case di gioielleria si sono offerte di aiutare?»

 «Perché sanno che anche loro sono state commissionate da un imperatore. E un gioiello non dimentica chi l’ha fatto nascere.» concluse Linji.


Chiusura.

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