Gérard Geist

La storia dimenticata degli immigrati italiani a Nizza e nelle Alpi Marittime: intervista esclusiva con l’autore Gérard Geist

Di Marco Hugo Barsotti
9 Oct 2024
In occasione del Festival du Livre de Mouans-Sartoux abbiamo potuto assistere alla presentazione del volume L’histoire oubliée des immigrés italiens à Nice et dans les Alpes-Maritimes da parte dell’autore, lo storico Gérard Geist.
La conferenza, della durata di oltre 30 minuti, ci ha permesso di scoprire l’importanza di questa immigrazione e comprendere meglio quanto le due culture, quella italiana segnatamente della zona ligure e piemontese e quella della nostra regione siano intimamente legate.
Al termine della presentazione l’autore si è intrattenuto brevemente ai nostri microfoni per un’intervista che riportiamo integralmente in questo articolo.

Ascolta il podcast con l’intervista a Gérard Geist

 

 

L’histoire oubliée des immigrés italiens à Nice et dans les Alpes maritimes

Ripercorrendo la lunga storia di Nizza e delle Alpi Marittime, il volume racconta come gli immigrati italiani, giunti per lavorare e stabilirsi in quella che oggi chiamiamo regione delle Alpi Marittime, rappresentino una componente fondamentale del territorio.
Inizialmente, molti si stabilirono nella Contea di Nizza, che fino al 1860 faceva parte del Regno di Sardegna. Dopo l’annessione alla Francia, l’afflusso di immigrati italiani continuò e si intensificò, contribuendo in modo significativo allo sviluppo economico e demografico dell’area.
L’opera getta una nuova luce su una pagina di storia spesso trascurata, permettendo di comprendere meglio le vicende di questi immigrati che in gran numero vennero a cercare lavoro e una nuova vita, prima nella Contea di Nizza e poi, dopo il 1860, in territorio francese.

Gérard Geist

Conferenziere, storico e scrittore, ha ricoperto il ruolo di Presidente della Comunità di Comuni del Pays Fertois dal 2014 al 2016. Inoltre, è stato Sindaco di Sainte-Aulde dal 2001 al 2020. Ha anche insegnato presso l’Université de la Sorbonne Nouvelle Paris 3. Ha completato i suoi studi all’Université de Nice e all’École Normale des Alpes-Maritimes, specializzandosi in Storia Globale all’Université de Nice, in Francia.

Gérard Geist

L’intervista a Gérard Geist

Radio Nizza: Buongiorno, siamo alla fiera del libro di Mouans-Sartoux. Abbiamo assistito alla presentazione del libro di Gérard Geist sull’immigrazione italiana. L’histoire oubliée des immigrés italiens à Nice et dans les Alpes-Maritimes. Innanzitutto, le chiediamo se pensa di tradurre questo libro anche in italiano per un pubblico italiano.

Gerard Geist: Questa è un’ottima idea che ho discusso con il Console d’Italia a Nizza e che ha accettato. Ora dobbiamo trovare eventualmente un editore, un interprete lo troveremo, ma un editore perché penso che effettivamente ci potrebbe essere un pubblico almeno nella regione Piemonte. Siamo in stretto rapporto con i cugini del Piemonte e con tutte queste valli e città, Cuneo, Mondovì, ecc. da cui gran parte di questa popolazione di immigrati è arrivata e con cui abbiamo ancora dei legami. Penso che una parte di questa popolazione italiana rimasta in Italia o discendente di persone che sono venute in Francia, potrebbe essere interessata a questa pubblicazione. Penso che effettivamente sia un bel progetto ma bisogna trovare l’editore italiano.

Radio Nizza: Una seconda domanda. Abbiamo parlato di un’immigrazione storica, quella della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo. Ma possiamo constatare che esiste ancora un’immigrazione italiana nella Costa Azzurra, a Nizza. È un’immigrazione molto diversa perché si tratta piuttosto di una classe altamente referenziata di scienziati, studiosi, professori che non avendo forse le stesse possibilità di trovare un lavoro adatto alle loro referenze in Italia, vengono in Francia proprio per lavorare per esempio all’università. Quindi, la domanda è, cosa ne pensa di questa immigrazione così diversa?

Gerard Geist: Questo è molto interessante perché non si parla dell’epoca attuale e bisogna parlarne. Penso che ci siano due risposte a questo. La prima riguardagli scambi tra gli studenti italiani e la Francia, ma anche quelli che non possono trovare dopo i loro studi un impiego che corrisponda alla loro specificità universitaria e che vengono in Francia precisamente per dare un seguito a questo. Direi che questo non è immigrazione, è uno scambio tra due paesi, una partnership tra due paesi. Non ha nulla a che fare con l’immigrazione che racconto nel mio libro. Non è un’immigrazione, ma in effetti esiste. E d’altra parte, il secondo punto che volevo segnalare, sono le testimonianze che ho avuto da quando il mio libro è uscito su un’immigrazione simile a quella di cui parlo che esiste ancora. Per esempio, ho avuto testimonianze di siciliani, giovani di 25 anni, 30 anni, che hanno lasciato la Sicilia e che lavorano a Nizza come camerieri nei ristorante, Alla domanda se esista ancora la necessità di trasferirsi per lavoro come un tempo rispondondono di “sì, affermando che in effetti in Sicilia c’è ancora carenza di lavoro e che l’industria del turismo non basta a coprire le richieste di impiego obbligando ancora i giovano a emigrare.” Quindi la risposta è duplice. Ci sono scambi universitari, di intellettuali che esistono e d’altra parte, c’è ancora un tipo diimmigrazione in cerca di lavori più umili, che persiste, fortunatamente in modo molto ridotto.

Radio Nizza: Un’ultima domanda. Ha parlato due volte dell’importanza di studiare la Storia per capire l’attualità e forse agire. È vero che gli italiani sono molto integrati in Francia, ma i problemi del mondo attuale, dimostrano cheal contrario, le barriere sono sempre più chiuse e che le comunità straniere tendono a rimanere tra loro, a non imparare bene la lingua e a non integrarsi. Non è forse un problema solo francese, ma un po’ generale. Qual è la sua opinione, in quanto storico, sul futuro della nostra possibilità di essere sempre più integrati e integranti?

Gerard Geist: Allora questo è un vasto dibattito che, è vero, tocca necessariamente la politica, ma è davvero essenziale. Allora, devo, da storico, rimettere le cose nell’ottica del lungo periodo. Tornando a quell’epoca degli anni 1870, gli immigrati che vennero in Francia fecero fatica a integrarsi ed è un po’ la stessa cosa che viviamo ora con l’immigrazione magrebina o africana. Fanno fatica a integrarsi perché non sono facilmente accettati dalle popolazioni locali. È quello che viviamo.
All’epoca hanno deciso di integrarsi da soli con la pratica della lingua, imponendosi di parlare francese. I genitori hanno imposto ai loro figli di andare a scuola e di essere i migliori a scuola. Tra l’altro, la maggior parte delle volte, i migliori risultati scolastici sono gli immigrati italiani che li ottengono.
Allora, possiamo stabilire questo parallelo con la nostra epoca: in realtà, i processi erano altrettanto difficili di quanto lo siano ora. Ci sono comunque delle differenze: a quell’epoca, non c’eracomunitarismo da parte degli italiani per rimanere tra italiani. Anche se,nella città vecchia di Nizza, vivevano tra italiani per questioni di facilità, solidarietà e fraternità che potevano stabilirsi nello stesso quartiere. Aggiungo a questo, siamo di fronte a un’immigrazione considerevole in Francia. Quando guardate statisticamente, è l’INSEE che fa questi lavori, vi rendete conto che la maggioranza dell’immigrazione magrebina e africana si integra. Ma come avvenne per gli italiani, non si integreranno alla prima generazione, ma alla seconda, alla terza. Si sposeranno con dei francesi. E come tutti i processi immigratori, l’integrazione si farà.

La differenza è che effettivamente, ai nostri giorni, esiste una frangia che non esisteva all’epoca, che rifiuterà di integrarsi. Ed è questa la grande difficoltà, perché ci sarà questa volontà comunitarista di rivendicare la propria nazione, la propria cultura, la propria religione in un paese che tuttavia li ha accolti. E lì sta la falla. Con una lingua araba o altre lingue, ma soprattutto la lingua araba che, è completamente diversa dalla nostra lingua, impedendo unoscambio.
Allora io aggiungerei a questo, ma questo non è lo storico che parla, è l’eletto che sono stato, poiché sono stato sindaco, presidente della comunità di comuni, ecc. Penso che i poteri pubblici, che siano di destra o di sinistra, da 40 anni, non siano stati all’altezza di questa situazione. Bisognava agire in favore di una vera integrazione, cioè imporre l’integrazione, tra virgolette, imporre l’apprendimento della lingua francese, imporre l’apprendimento di una cultura francese affinché queste persone non siano respinte e si sentano veramente francesi. Penso che i poteri pubblici non siano stati all’altezza per demagogia, per populismo, per facilità.

Radio Nizza: Si pensava forse anche di agire bene, per rispetto delle differenze?

Gerard Geist: Sì. Allora avete ragione. Si vuole, e questo è molto bello, rispettare la differenza. Ma si possono conservare le due culture senza rivendicare unicamente la propria cultura. La cultura francese è la cultura del paese d’accoglienza. La si deve rispettare e poi lavorare con essa.

Radio Nizza: Lei dice “francese”, ma noi, diremmo anche “europeo”.

Gerard Geist: Ah sì, avete ragione.

Radio Nizza: Dopo 15 anni da italiani in Francia abbiamo imparato che la differenza tra gli italiani e i francesi è molto piccola, molto più piccola di quanto si pensi quando si vive in Italia e penso che per i francesi sia lo stesso. In questo senso ci si può ancora di più sentire europei davvero europei, ‘secondo lei l’Europa gioca qualche ruoloin questo processo di integrazione globale anche con lingue diverse?

Gerard Geist: Ovviamente. Ed è il ruolo dell’Europa e delle nostre istanze europee. Solo che penso che nemmeno loro abbiano fatto il lavoro. Ovviamente è il ruolo dell’Europa. Ogni paese può farlo a livello nazionale. Ma noi siamo un’Europa costruita con istanze politiche, burocratiche che devono fare il lavoro, quindi che devono incitare le nazioni ad agire con politiche di integrazione. Ed è compito dell’Europa farlo con mezzi finanziari, con mezzi di formazione, ecc. Penso che ci sia stata allo stesso tempo una demagogia, una facilità o, come avete detto molto bene, un’ideologia di rispetto della differenza che, in sé, è del tutto positiva, perché non si tratta nemmeno di cancellare totalmente la propria origine, la propria lingua d’origine. Ma si è andati troppo lontano in questo senso.