Macron: piano per difesa infrastrutture critiche contro attacchi ibridi russi

Di Redazione Francia24
18 Sep 2026

Siete all’ascolto di un nuovo speciale di am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano, in podcasting e sulle onde medie.

Incontro a Palazzo Elisey con i candidati presidenziali

Il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron, ha concluso venerdì una riunione a porte chiuse all’Elysée con i principali aspiranti alla presidenza e i loro collaboratori. Alla fine dell’incontro il capo dello Stato ha lanciato un avviso di allerta, sottolineando la crescente vulnerabilità della Francia di fronte a operazioni di natura ibrida provenienti dalla Russia.

Minaccia ibrida russa e risposta europea

Macron ha definito “ibridi” gli attacchi russi, una combinazione di operazioni cibernetiche, sabotaggi e impieghi di droni armati. Il presidente ha avvertito che la natura dell’aggressività di Mosca evolve rapidamente e ha chiesto una vigilanza più intensa da parte di tutti gli alleati europei, perché nessuno possa considerarsi al sicuro da una simile minaccia.

Proposta di un delicato piano di protezione

Tra le misure più urgenti, il presidente ha ordinato al governo di redigere un piano di protezione delle infrastrutture critiche, includendo i siti più sensibili della base industriale e tecnologica di difesa. Il documento dovrebbe prevedere difese contro attacchi con droni, rinforzi della cyber‑securety e tempestivi interventi di risposta in caso di intrusione.

G7 energia e altre iniziative di sicurezza

Nel medesimo discorso Macron ha annunciato la convocazione, nelle prossime settimane, di un vertice del G7 dedicato all’energia, con l’obiettivo di coordinare le politiche di resilienza energetica e di sicurezza nazionale. Ha inoltre rimarcato che la Russia sarebbe “nell’errore” se continuasse a perseguire azioni destabilizzanti, citando come esempio il drone carico di esplosivi scoperto questo scorso estate all’aeroporto di Lipsia, in Germania.

Reazione di Edouard Philippe

L’ex primo ministro Edouard Philippe, ora candidato alla presidenza, ha ribadito che il livello di minaccia per la Francia è in aumento a causa del conflitto in Ucraina. Philippe ha sostenuto la necessità di rafforzare la difesa e la sicurezza, aumentando la resilienza nazionale, compresa quella civile, su tutti i settori considerati strategici. Il discorso congiunto dei due leader ha sottolineato l’urgenza di una risposta coordinata, sia a livello interno che europeo, per garantire la continuità delle funzioni vitali del Paese.


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Editoriale di Rachel – Il presidente a corto di nemici (e di credibilità)

Vi leggo ora il mio editoriale odierno.

Macron, che sembra aver perso il pubblico già al 16 % di consenso, ci propone un “piano di protezione delle infrastrutture critiche” contro le minacce “ibride” russe. Ma davvero la Francia ha bisogno di un altro grande spettacolo di paura? Non è più la crisi del prezzo della pompe o la vergogna dei colpi di Stato a farci tremare? È curioso che, appena la popolarità scende sotto una soglia di sopravvivenza politica, il presidente si metta a raccontare storie di droni carichi di esplosivi in Germania, come se fossero il nuovo film di James Bond che salva l’Europa.

Eppure, mentre proclama la “vigilanza” e la “resilienza nazionale”, il discorso cade su parole vuote: “nul n’est à l’abri”, dice, ma chi è il vero bersaglio di questa allerta? La Russia? L’Ucraina? O il prossimo scandalo interno che potrebbe farlo cadere dal podio di una sicurezza immaginaria? È quasi una sceneggiatura da serie televisiva: il presidente chiama a raccolta gli alleati, spaventa il pubblico con un nemico esterno e spera che la gente dimentichi che il suo governo ha quasi svenduto il G7 dell’energia al miglior offerente.

Il paradosso è evidente: più il presidente si concentra su “attacchi ibridi”, più la gente guarda il suo portafoglio e si chiede se la promessa di sicurezza non sia una copertura per il bilancio delle tasse. Il giornale di reference ci ricorda che anche l’ex Primo Ministro Edouard Philippe, candidato, ripete la stessa retorica di “minaccia crescente”. È un concerto di frasi già sentite, dove la novità è solo il timbro con cui si suona la stessa nota: la necessità di un nemico per mantenere la coesione nazionale.

Dunque, la Francia resta a guardare il proprio presidente che, come un attore in crisi di mezza età, continua a recitare l’unico ruolo che gli resta: il cacciatore di mostri. Ma se il pubblico è ormai scettico, non è forse arrivato il momento di chiedersi se, a forza di inventare minacce, non si stia costruendo un nemico immaginario più grande della realtà stessa?

Koan del giorno

Monaco: Maestro, se un leader proclama una minaccia per unire il popolo, è davvero la minaccia a esser reale o è solo un riflesso del suo vuoto di potere?

Maestro: La minaccia è come il vento che soffia nelle vele di una barca: se il timoniere non ha una rotta, il vento non porta luogo, ma confonde solo chi guarda il mare.

Monaco: E se la gente smette di credere a quel vento, cosa resta al timoniere?

Maestro: Rimane l’acqua stessa, che, ironicamente, è la più grande fonte di paura per chi non sa nuotare.

Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.