Missor: un laboratorio di scultori che vuole riabilitare l’arte francese (Outside Source)

Di Marco Hugo Barsotti
16 Jan 2025

Come riportato giovedì 16 gennaio da Radio Nizza, La controversa statua di Giovanna d’Arco potrebbe essere sbullonata e rimossa. Nel dare la notizia, l’agenzia di stampa ha parlato di un’opera controversa in quanto creata da “movimenti identitari”. La cosa ci aveva incuriosito e abbiamo dunque cercato spiegazioni in rete. Riportiamo qui di seguito per “Outside Source” la traduzione di un articolo che spiega la situazione.

 

Lo scultore Missor, noto sui social network, vuole riabilitare l’arte francese. Ma questo non è di gradimento ad alcuni critici che negano la qualità di questo studio come artista.

 

Da anni, l’Atelier Missor di Nizza lavora instancabilmente per restituire nobiltà all’arte francese e, più in generale, all’arte occidentale. I guerrieri nizzardi della technè non sono però unanimi. “Ogni successo ti porta un nemico”, diceva Oscar Wilde. E non aveva torto. Il 16 ottobre 2021, il videografo Géraimi ha pubblicato su YouTube una recensione il cui titolo non potrebbe essere più chiaro: “Messor non è un artista”.

 

Per circa venti minuti, gli argomenti si susseguono per arrivare alla seguente conclusione: “Messor non è uno scultore” ma piuttosto un videografo con il dono di saper raccontare la sua favolosa storia. Questa conclusione audace avrà avuto il merito di stuzzicare il nostro interesse e di farci mettere in discussione la rilevanza dell’arte in un mondo che tende a modificarne continuamente il significato, a ragione o a torto. In questo senso, potremmo intraprendere una critica della critica solo per tentare di delineare, molto modestamente, la complessità della definizione di arte e delle sue caratteristiche. Ci soffermeremo quindi brevemente sulla forma del video stesso e poi sul suo contenuto, per studiare nel complesso la tesi del videografo Géraimi e per abbozzare un po’ la realtà del mondo artistico.

Tre critiche alla sostanza

Seduto su un divano marrone contro una parete blu, il videomaker Géraimi sviluppa la sua tesi, che può essere criticata in tre modi nel merito.

In primo luogo, il videografo ci dice che fornirà una critica del lavoro dello scultore Missor e dei suoi team da un punto di vista artistico. Quest’ultimo, infatti, rimprovera agli altri critici che lo hanno preceduto il loro punto di vista esclusivamente filosofico sull’opera dell’artista nizzardo. Tuttavia, occorre sottolineare che anche il punto di vista di Géraimi si basa esclusivamente sui tratti filosofici che emergono dal lavoro dell’Atelier Missor. La fonte principale che alimenta la sua critica è l’opera dello scrittore Walter Benjamin “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, che tratta dell’arte ma osservata da un filosofo e per i filosofi. Il lavoro dell’Atelier Missor non viene criticato artisticamente (sulla sua bellezza, sul suo stile, sulle sue tecniche, sulle sue ispirazioni) ma piuttosto filosoficamente (sulla portata dell’acquisto di un’opera del genere, sulla riproducibilità dell’opera, sul sentimento di appartenenza collegato all’opera).

Questo difetto iniziale ci porta quindi, in secondo luogo, alla sua naturale estensione: la visione troppo limitata dell’arte da parte dell’autore del video. L’arte è limitata alla sfera della scultura, delle arti visive e del cinema, dimenticando che anche l’architettura, la musica, la letteratura e le arti performative sono forme d’arte a sé stanti. L’assenza di questa precisione porterà inevitabilmente all’impossibilità di comparazione e quindi a una visione meno chiara dell’arte e dell’artista.

Ultimamente il video, che avrebbe potuto essere una critica se non giusta, quantomeno ammissibile, è gravato da un vizio tristemente spiacevole: la sua eccessività. Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord diceva che “tutto ciò che è eccessivo è insignificante” e come non essere d’accordo con lui! Quando il videografo in questione si permette di equiparare il valore di un busto fatto a mano a quello di un poster di un famosissimo gruppo pop coreano, il messaggio non si presta nemmeno a un sorriso, ferisce. ‘conforta e mette in discussione la serietà stessa di la sostanza che a prima vista sembra inattaccabile. Ma senza dimenticare che «la forma è la sostanza che affiora in superficie».

(C)  Lucas Dubois Jandot, Billet de France