Nizza24 ed. Straordinaria. Macron: "La Russia è diventata, nel momento in cui vi parlo, per gli anni a venire, una minaccia per la Francia e per l’Europa"

Nizza24 ed. Straordinaria. Macron: “La Russia è diventata, nel momento in cui vi parlo, per gli anni a venire, una minaccia per la Francia e per l’Europa”

Di Redazione Francia24
5 Mar 2025

Senza preavviso, questa sera mercoledi 5 marzo 2025 alle ore 20 il Presidente Macron si è indirizzato ai Francesi (“allocuzione solenne”), parlando della necessita di ri armarsi, di rendere disponibili le armi nucleari all’Europa e di sostenere l’Ucraina fino infondo. Un messaggio molto diverso da quello del presidente Trump, che parla generalmente di pace, con affermazioni riguardanti l’importanza dell’arma nucleare francese. E un invito ai giovani a arruolarsi.

Qui di seguito la trascrizone integrale del testo originale del presidente.

Francesi, Concittadini So che siete legittimamente preoccupati di fronte agli eventi storici in corso che sconvolgono l’ordine mondiale.

La guerra in Ucraina, che ha causato quasi un milione di morti e feriti, continua con la stessa intensità. Gli Stati Uniti d’America, nostro alleato, hanno cambiato posizione su questa guerra, sostenendo meno l’Ucraina e lasciando dubbi sul seguito.

Allo stesso tempo, gli stessi Stati Uniti d’America intendono imporre dazi doganali sui prodotti provenienti dall’Europa. Infine, il mondo diventa sempre più brutale e la minaccia terroristica non diminuisce. In totale, la nostra prosperità e la nostra sicurezza sono diventate più incerte, e dobbiamo dirlo chiaramente, stiamo entrando in una nuova era.

La guerra in Ucraina dura ormai da più di tre anni. Fin dal primo giorno abbiamo deciso di sostenere l’Ucraina e di sanzionare la Russia. E abbiamo fatto bene.

Perché non è solo il popolo ucraino che lotta coraggiosamente per la sua libertà, ma è anche la nostra sicurezza a essere minacciata. Infatti, se un paese può invadere impunemente il suo vicino in Europa, allora nessuno può più essere sicuro di nulla, e si applica la legge del più forte, e la pace non può più essere garantita sul nostro continente.

La storia ce lo ha insegnato. Oltre all’Ucraina, la minaccia russa è presente e colpisce i paesi d’Europa.

Ci colpisce. La Russia ha già trasformato il conflitto ucraino in un conflitto globale e ha mobilitato sul nostro continente soldati nordcoreani, equipaggiamenti iraniani, aiutando nel contempo questi paesi ad armarsi ulteriormente.

La Russia del presidente Putin viola i nostri confini per assassinare oppositori, manipola le elezioni in Romania, in Moldavia, organizza attacchi digitali contro i nostri ospedali per bloccarne il funzionamento. La Russia cerca di manipolare le nostre opinioni con menzogne diffuse sui social network, e in fondo testa i nostri limiti.

Lo fa nell’aria, in mare, nello spazio e dietro i nostri schermi. Questa aggressività non sembra conoscere confini, e nel frattempo la Russia continua a riarmarsi, spendendo oltre il 40% del suo budget a questo scopo.

Entro il 2030 prevede di aumentare ancora il suo esercito e di avere 300.000 soldati in più, 3.000 carri armati, 300 aerei da caccia aggiuntivi: chi può quindi credere, in questo contesto, che la Russia di oggi si fermerà all’Ucraina?

La Russia è diventata, nel momento in cui vi parlo, per gli anni a venire, una minaccia per la Francia e per l’Europa.

Lo deploro profondamente, e sono convinto che a lungo termine la pace si farà sul nostro continente con una Russia tornata calma e pacifica, ma la situazione che vi descrivo è questa, e dobbiamo affrontarla.

Di fronte a questo mondo di pericoli, restare spettatori sarebbe una follia.

Si tratta, senza ulteriori indugi, di prendere decisioni per l’Ucraina, per la sicurezza dei francesi, per la sicurezza degli europei. Per l’Ucraina, innanzitutto. Tutte le iniziative che aiutano la pace vanno nella giusta direzione, e questa sera voglio salutarle.

Dobbiamo continuare ad aiutare gli ucraini a resistere, finché non potranno negoziare con la Russia una pace solida per loro stessi e per tutti noi. Per questo il cammino verso la pace non può passare per l’abbandono dell’Ucraina, tutt’altro.

La pace non può essere conclusa a qualsiasi prezzo, e sotto il diktat russo, la pace non può essere la capitolazione dell’Ucraina. Non può essere il suo crollo. Non può nemmeno tradursi in un cessate il fuoco troppo fragile.

E perché? Perché anche qui abbiamo l’esperienza del passato. Non possiamo dimenticare che la Russia ha iniziato a invadere l’Ucraina già nel 2014, e che allora abbiamo negoziato un cessate il fuoco a Minsk. E la stessa Russia non ha rispettato quel cessate il fuoco, e noi non siamo riusciti a mantenere gli equilibri per mancanza di garanzie solide.

Oggi non si può più credere alla Russia sulla parola. L’Ucraina ha diritto alla pace e alla sicurezza per sé stessa. Ed è nel nostro interesse, è nell’interesse della sicurezza del continente europeo.

È in questo senso che lavoriamo con i nostri amici britannici, tedeschi e molti altri paesi europei. È per questo che mi avete visto, nelle ultime settimane, riunire diversi di loro a Parigi, andare a incontrarli pochi giorni fa a Londra per consolidare gli impegni necessari all’Ucraina. Una volta firmata la pace, affinché l’Ucraina non venga nuovamente invasa dalla Russia, dobbiamo prepararci.

Ciò passerà sicuramente per un sostegno all’esercito ucraino nel lungo termine.

Potrebbe passare anche, forse, per il dispiegamento di forze europee.

Queste non andrebbero a combattere oggi, non andrebbero a combattere sulla linea del fronte, ma sarebbero lì, al contrario, una volta firmata la pace, per garantirne il pieno rispetto.

Dalla prossima settimana riuniremo a Parigi i capi di stato maggiore dei paesi che desiderano assumersi questa responsabilità. È così che abbiamo preparato, con gli ucraini e diversi altri partner europei, un piano per una pace solida, duratura, verificabile, che ho difeso negli Stati Uniti quindici giorni fa e in tutta Europa.

E voglio credere che gli Stati Uniti resteranno al nostro fianco, ma dobbiamo essere pronti se non fosse così. Che la pace in Ucraina venga raggiunta rapidamente o meno, gli Stati europei, vista la minaccia russa che vi ho appena descritto, devono essere in grado di difendersi meglio e di dissuadere qualsiasi nuova aggressione. Sì, qualunque cosa accada, dobbiamo equipaggiarci di più, osare una posizione di difesa e questo proprio per la pace, per dissuadere.

A tal fine, restiamo legati alla NATO e alla nostra partnership con gli Stati Uniti d’America, ma dobbiamo fare di più, rafforzare la nostra indipendenza in materia di difesa e sicurezza.

Il futuro dell’Europa non deve essere deciso a Washington o a Mosca. E sì, la minaccia torna dall’Est e l’innocenza, in qualche modo, degli ultimi 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino è ormai finita. Domani a Bruxelles, durante il Consiglio straordinario che riunirà i 27 capi di Stato e di governo con la Commissione e il presidente del Consiglio, faremo passi decisivi.

Verranno prese diverse decisioni che la Francia propone da anni. Gli Stati membri potranno aumentare la loro spesa militare senza che ciò venga conteggiato nel loro deficit.

Verranno decisi finanziamenti comuni massicci per acquistare e produrre sul suolo europeo munizioni, carri armati, armi, equipaggiamenti tra i più innovativi.

Ho chiesto al governo di mobilitarsi affinché, da un lato, ciò rafforzi le nostre forze armate il più rapidamente possibile e, dall’altro, acceleri la reindustrializzazione in tutte le nostre regioni

E riunirò con i ministri competenti gli industriali del settore nei prossimi giorni.

L’Europa della difesa che difendiamo da otto anni diventa dunque una realtà. Ciò significa paesi europei più pronti a difendersi e a proteggersi, che producono insieme gli equipaggiamenti di cui hanno bisogno sul loro suolo, che sono pronti a cooperare di più per ridurre la loro dipendenza dal resto del mondo.

Ed è una buona cosa. Germania, Polonia, Danimarca, Stati baltici e molti dei nostri partner hanno annunciato sforzi senza precedenti in materia di spesa militare. Quindi, in questo tempo di azione che finalmente si apre, la Francia ha uno status particolare.

Abbiamo l’esercito più efficace d’Europa. E grazie alle scelte fatte dai nostri predecessori dopo la Seconda Guerra Mondiale, siamo dotati di capacità di dissuasione nucleare.

Questo ci protegge molto più di molti dei nostri vicini. Inoltre, non abbiamo aspettato l’invasione dell’Ucraina per constatare un mondo preoccupante e, attraverso le due leggi di programmazione militare che ho deciso e che i parlamenti successivi hanno votato, avremo quasi raddoppiato il budget delle nostre forze armate in quasi dieci anni. Ma vista l’evoluzione delle minacce, di questa accelerazione che vi ho appena descritto, dovremo fare nuove scelte di bilancio e investimenti aggiuntivi che ormai sono diventati indispensabili. Ho chiesto al governo che si tratti di nuovi investimenti che richiedano di mobilitare finanziamenti privati ma anche finanziamenti pubblici senza aumentare le tasse. Per questo ci vorranno riforme, scelte, coraggio.

La nostra dissuasione nucleare ci protegge. È completa, sovrana, francese dall’inizio alla fine.

Dal 1964 ha sempre svolto esplicitamente un ruolo nella preservazione della pace e della sicurezza in Europa.

Ma rispondendo all’appello storico del futuro cancelliere tedesco, ho deciso di aprire il dibattito strategico sulla protezione dei nostri alleati del continente europeo tramite la nostra dissuasione. Qualunque cosa accada, la decisione è sempre stata e resterà nelle mani del Presidente della Repubblica, capo delle forze armate.

Padroneggiare il nostro destino, diventare più indipendenti, dobbiamo lavorarci sul piano militare ma anche su quello economico. Sì, l’indipendenza economica, tecnologica, industriale e finanziaria sono necessità.

Dobbiamo anche prepararci al fatto che gli Stati Uniti decidano di imporre dazi doganali sulle merci europee, come hanno appena confermato nei confronti di Canada e Messico. Questa decisione incomprensibile, tanto per l’economia americana quanto per la nostra, avrà conseguenze su alcune delle nostre filiere. Aumenta la difficoltà del momento ma non resterà senza una nostra risposta. Quindi, mentre prepariamo la replica con i nostri colleghi europei, continueremo, come ho fatto quindici giorni fa, a fare di tutto per convincere che questa decisione ci farebbe del male a tutti.

E spero, sì, di convincere e dissuadere il presidente degli Stati Uniti d’America. In totale, il momento richiede decisioni senza precedenti da decenni. Sulla nostra agricoltura, la nostra ricerca, la nostra industria, su tutte le nostre politiche pubbliche, non possiamo avere gli stessi dibattiti di ieri. Per questo ho chiesto al Primo Ministro, al suo governo, e invito tutte le forze politiche, economiche e sindacali del paese al loro fianco a fare proposte alla luce di questo nuovo contesto. Le soluzioni di domani non potranno essere le abitudini di ieri. Cari compatrioti, di fronte a queste sfide e a questi cambiamenti irreversibili, non bisogna cedere ad alcun eccesso, né all’eccesso dei guerrafondai né all’eccesso dei disfattisti.

La Francia seguirà una sola rotta, quella della volontà per la pace e la libertà. Fedele in questo alla sua storia e ai suoi principi. Sì, è ciò in cui crediamo per la nostra sicurezza, ma è anche ciò in cui crediamo per difendere la democrazia, una certa idea della verità, una certa idea di una ricerca libera, del rispetto nelle nostre società, una certa idea della libertà di espressione che non è il ritorno dei discorsi d’odio, in fondo una certa idea dell’umanesimo. È questo che portiamo avanti e che è in gioco. La nostra Europa possiede la forza economica, la potenza e i talenti per essere all’altezza di quest’epoca. E se ci confrontiamo con gli Stati Uniti d’America e, a maggior ragione, con la Russia, ne abbiamo i mezzi. Dobbiamo quindi agire restando uniti, europei, e determinati a proteggerci.

È per questo che la patria ha bisogno di voi, del vostro impegno. Le decisioni politiche, gli equipaggiamenti militari, i bilanci sono una cosa, ma non sostituiranno mai la forza d’animo di una nazione.

La nostra generazione non godrà più dei dividendi della pace. Sta solo a noi fare in modo che i nostri figli raccolgano domani i dividendi dei nostri impegni. Allora affronteremo tutto questo, insieme. Viva la Repubblica, viva la Francia.